Il baricentro geo-economico dell’Italia

I legami con l’Europa e con gli Usa restano i più importanti per l’economia italiana, ma per accelerare la crescita è essenziale tessere legami anche con la Cina

Turisti camminano davanti al Colosseo, Roma. REUTERS/Alessandro Bianchi
Turisti camminano davanti al Colosseo, Roma. REUTERS/Alessandro Bianchi

La pianificazione delle politiche economiche a livello nazionale è sempre più legata alla previsione di come evolverà lo scenario globale. Fattori come la domanda estera, la bolletta energetica, il costo di finanziamento del debito, i flussi internazionali di investimento, le nuove conoscenze tecnologiche e il potenziale di crescita dei mercati di sbocco diventano determinanti fondamentali per delineare il baricentro geo-economico di ciascun Paese. Ma quali sono quindi i partner più importanti per l’Italia?

Per rispondere a questa domanda il Centro Studi Confindustria ha predisposto un indice di rilevanza geo-economica (IRG), che risulta dalla sintesi di sei indicatori: (i) l’interscambio commerciale di beni, fondamentale per l’Italia visto che l’export e l’import hanno rispettivamente un peso pari al 31 e al 28% del Pil; (ii) lo stock di investimenti diretti esteri (solo quelli in entrata attivano il 15% del valore aggiunto e l’8% degli addetti delle imprese residenti in Italia); (iii) le importazioni di idrocarburi, che contano per oltre il 90% del nostro fabbisogno; (iv) i debiti e i crediti riportati nella bilancia dei pagamenti della tecnologia, che traccia l’intensità degli scambi di conoscenza tra l’Italia e il resto del mondo; (v) il conto finanziario della bilancia dei pagamenti, che consente di individuare i principali partner finanziari (ad esempio per il finanziamento del debito pubblico); (vi) le prospettive di crescita per ciascun mercato di sbocco in termini di importazioni e di trend demografici al fine di intercettare il potenziale delle economie in rapida espansione.

Prima di essere sintetizzate nell’indice le variabili vengono standardizzate sfruttando il minimo e il massimo della rispettiva serie e ricondotte a variare in uno spazio tra zero e cento; ciò per garantire misure coerenti e rendere l’indice scalabile (ovvero ci si può concentrare sulle singole componenti) e modulabile (ovvero flessibile all’aggiunta di nuove componenti). I sei indicatori vengono sintetizzati nell’indice attraverso una media semplice, quindi riconoscendo a ciascun pilastro egual peso nel concorrere al ranking finale. L’IRG riporta la data dell’anno in corso (2019 per l’edizione corrente) e sfrutta tutta l’informazione disponibile al momento della pubblicazione, seppure le variabili che lo compongono sono antecedenti (tra il 2016 e il 2018). L’indice offre un’informazione che è di carattere strutturale e quindi non ci si attendono stravolgimenti del ranking dei Paesi per rilevanza geo-economica da un anno all’altro; al margine, però, avvengono degli aggiustamenti nella classifica che possono essere spiegati nell’ambito dei sei pilastri selezionati.

Si può quindi tracciare una mappa per visualizzare in un colpo d’occhio quali siano le aree geografiche di maggiore peso per l’Italia. Gli Usa svettano nella graduatoria perché sono l’unico Paese che svolge un ruolo notevole in tutti gli ambiti considerati. Seguono i due principali partner europei: la Francia, che attraverso le sue banche è il primo finanziatore dello Stato, delle imprese e delle famiglie italiane, e la Germania che, dato il suo ruolo di locomotiva dell’economia europea, riveste una funzione di primissimo piano per le nostre catene di subfornitura. Al settimo posto compare la Cina, partner economico ormai imprescindibile per l’Italia come per il resto del mondo, soprattutto per quanto riguarda investimenti e scambi commerciali. L’Italia, grazie alla sua configurazione geografica di naturale piattaforma sul Mediterraneo, può assumere una posizione strategica nelle Vie della Seta, principale asse attraverso cui Pechino conta di ampliare il suo peso geopolitico; il Memorandum of Understanding siglato a Roma il 23 marzo va in questa direzione.

Tracciare la carta di relazioni geo-economiche di un Paese aiuta anche a comprendere i canali di trasmissione degli shock sulla sua economia. Si pensi alla Brexit e alle conseguenze che già ha prodotto per l’elevata incertezza e la lunga svalutazione della sterlina che ne è derivata, erodendo i margini delle aziende che esportano i loro prodotti nel Regno Unito; o alle tensioni protezionistiche Usa rivolte a limitare il ruolo della Germania da un lato e quello della Cina dall’altro; o l’impatto che le elezioni europee potrebbero avere sulla futura partecipazione dell’Italia ai consessi che contano per decidere le riforme future; o all’approvvigionamento energetico e ciò spiega come la Russia, che copre quasi la metà del fabbisogno italiano di gas e poco meno del 10% di quello di petrolio, rientri nella top 10 dei paesi più rilevanti.

Il baricentro geo-economico dell’Italia spazia trasversalmente da ovest verso est, con legami economico-finanziari che ancorano saldamente il nostro Paese all’Europa e agli Usa, ma con spinte alla crescita e all’approvvigionamento energetico che guardano alla Cina, alla Russia e ai Paesi che affacciano sul Mediterraneo. A trent’anni dalla caduta del Muro di Berlino, la sfida è quindi quella di ampliare il proprio orizzonte geo-economico verso Oriente, continuando a rafforzare i pilastri che ci legano con il tradizionale blocco di economie a Occidente.

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