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Il 68 al contrario di De Benedetti

A 85 anni l'Ingegnere si ribella ai figli e vuole acquistare il gruppo Gedi che fa capo a Repubblica per rilanciarlo. Ma non è l'unico vegliardo della Grande Finanza tornato in auge in Piazza Affari

Un'edicola che espone copie di quotidiani italiani a Milano. REUTERS/Guglielmo Mangiapane
Un'edicola che espone copie di quotidiani italiani a Milano. REUTERS/Guglielmo Mangiapane

I padri che si ribellano ai figli? La saga dei De Benedetti intorno al gruppo che controlla Repubblica va oltre i risvolti editoriali e finanziari ed è emblematica del 68 al contrario in atto nella classe dirigente italiana.

Come è noto l’Ingegnere, alla tenera età di 85 anni, mettendo sul piatto 38 milioni di euro, pari al 29,9% del capitale, vuole riprendere il controllo del gruppo Gedi, che fa capo alla Cir, la holding da lui fondata e poi ceduta ai figli. Una vera e propria galassia mediatica che oltre a Repubblica comprende, tra l’altro, radio, tv, numerosi quotidiani locali e giornali del calibro della Stampa di Torino e del Secolo XIX di Genova. “Papà”, in un’intervista rilasciata ad Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera, ha idee molto precise su come rilanciare il gruppo: investire “pesantemente” sul digitale ad esempio, settore a suo dire trascurato dai figlioli. Secondo lui i figli, sanno fare benissimo molti mestieri, ma “non sono capaci di fare il mestiere dell’editoria”.

Ma cosa c’è dietro questo rimbrotto assestato per interposta persona, anzi interposto giornale? De Benedetti è persona troppo intelligente per “cazziare” i figli attraverso un’intervista pubblica. Molto probabilmente L’Ingegnere voleva enunciare la sua visione dell’editoria, un qualcosa da valutare non tramite i suoi “fondamentali” (fatturato, copie vendute etc.) ma attraverso quel valore “aggiunto”, connaturato con la comunicazione, fatto di scambio di idee, contenuti, notizie, narrazione e critica del potere, interpretazioni della realtà, conduzione di uomini, gioco di squadra. Insomma, non un “business declinante”, non un moribondo da accompagnare alla tomba tenendogli sempre più flebilmente la manina ma un universo di idee e contenuti da gestire con passione, attraverso i mezzi moderni della comunicazione. L’Opa lanciata sui figli di papà De Benedetti sarà anche stata una mossa “romantica” come ha detto uno che se ne intende, l’editore della Rcs Urbano Cairo, ma sintomatica del distacco tra generazioni nella visione di un’azienda editoriale che “non è fatta di carta e inchiostro; è fatta di persone, idee, passioni”.

Ma ci sono altri vegliardi tornati in auge nelle cronache di Piazza Affari. Ad esempio, Leonardo Del Vecchio e Luciano Benetton, classe 1935. “Senza di loro, quel che resta di Piazza Affari sarebbe un luogo certamente più noioso”, ha scritto su Il Sole 24 Ore Alessandro Graziani. Luciano Benetton è tornato personalmente alla guida dell’omonima società di abbigliamento per rilanciarne il marchio.

Quanto all’ex Martinitt, ed ex incisore di medagliette, Del Vecchio, uno che ha lasciato all’interno dell’azienda dolomitica di Agordo l’antico chalet da cui tutto è cominciato per andarci a dormire e guardare al mattino gli operai che timbrano il cartellino, egli ha da poco abbandonato lo jogging in Costa Azzurra per tornare dov’era nato tutto e realizzare la fusione multimiliardaria tra la sua Luxottica e la francese Essilor oltre a rastrellare azioni di Mediobanca, il salotto buono della finanza italiana. Questa voglia di “raddrizzare l’azienda”, anziché godersi una vecchiaia serena, viene da lontano. Nel Paese più longevo del mondo dopo il Giappone, i vegliardi hanno quella capacità argentea di “visione” che i loro figli non hanno, costituita da un’esperienza che permette loro di decifrare e affrontare molto meglio il futuro. Il segreto? L’antica passione e una salute di ferro, o quasi. E chissà che le due cose non siano in stretta relazione.

@f_anfossi

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