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Finlandia, dopo austerity, innovazione

Socialdemocratici e populisti quasi alla pari e poco distante la Lega verde. Governa ora una coalizione eterogenea capeggiata dalla SDP Antti Rinne

Il nuovo premier finlandese Antti Rinne. Era dal 2003, cioè dai tempi dell’europeista Paavo Lipponen, che il Paese non aveva un esponente del Partito socialdemocratico (SDP) come Primo Ministro. Lehtikuva/Heikki/Contrasto
Il nuovo premier finlandese Antti Rinne. Era dal 2003, cioè dai tempi dell’europeista Paavo Lipponen, che il Paese non aveva un esponente del Partito socialdemocratico (SDP) come Primo Ministro. Lehtikuva/Heikki/Contrasto

Secondo il World Happiness Report delle Nazioni Unite, la Finlandia è il Paese più felice del mondo. Ma se la felicità è un sentimento intimo e individuale, i numeri sono più oggettivi, e suggeriscono un Paese solido e stabile. Con un’economia che quest’anno dovrebbe crescere di quasi il 2%; uno dei migliori sistemi scolastici del mondo; un investimento in R&D che sfiora il 3% del Pil.

Innovativa ma periferica, in questa seconda metà del 2019 la Finlandia sarà – probabilmente – una protagonista della vita europea, dato che sino a dicembre eserciterà la presidenza di turno del Consiglio della Ue.

E a guidare i giochi sarà il Governo di centrosinistra nato a giugno: una coalizione eterogenea capeggiata dall’ex sindacalista Antti Rinne, e con una forte presenza femminile ed ecologista. Era dal 2003, dai tempi dell’europeista Paavo Lipponen, che questa repubblica neutrale di 5,5 milioni di abitanti, stretta tra la Svezia e il gigante russo, non aveva un esponente del Partito socialdemocratico (SDP) come Primo Ministro. Certo, sulla genesi del nuovo Governo ha pesato il successo della Lega Verde (Vihreä liitto) alle europee di maggio: secondo partito del Paese con il 16% dei voti, ha ottenuto durante i negoziati non solo il Ministero dell’ambiente, ma anche i Ministeri, pesantissimi, degli Interni e degli Esteri.

“Ci si aspetta che la nuova coalizione a guida socialdemocratica segua una politica molto più a sinistra della precedente coalizione, che sia più flessibile nella spesa pubblica, e che usi più denaro per il welfare, l’istruzione, gli investimenti nei trasporti pubblici e i temi ambientali» afferma Pasi Ihalainen, professore di storia europea comparata all’Università di Jyväskylä.

“Un’area di attivo intervento del Governo sarà la politica ambientale, con l’obiettivo di fare della Finlandia una società a neutralità climatica entro il 2035 – nota Anna-Liisa Heusala dell’Università di Helsinki –. Pure la salute è un tema di grande preoccupazione per i cittadini. Prima delle elezioni, i problemi dell’assistenza agli anziani sono stati assai dibattuti, e l’SDP ha promesso di esaminare la normativa in merito al numero di infermiere qualificate nelle strutture geriatriche”.

Il welfare è un tema molto sentito in Finlandia, Paese ancora traumatizzato dai duri anni della crisi, quando il Pil crollava di oltre l’8% (nel 2009) e l’impero globale della Nokia si sfarinava. E se Helsinki è oggi un polo dell’innovazione europea, e vanta imprese di successo in settori come il biotech e i videogiochi, la vasta (e sottopopolata) provincia finlandese è un altro mondo. Spesso rimasto indietro. Ecco perché alle parlamentari di aprile il partito più gettonato nel comune di Helsinki è stato quello Verde, mentre in municipalità come Lieksa e Pori, assai colpite dalla disoccupazione, hanno vinto rispettivamente un SDP spostatosi (un po’) a sinistra, e la forza populista degli Strafinni (Perussuomalaiset).

Per cercare di coniugare il rilancio del welfare con la lotta all’emergenza climatica, il Governo parla di “società del benessere libera da combustibili fossili”. È un obiettivo ambizioso, forse troppo, che a lungo andare potrebbe indebolire la tenuta del Governo. L’alternativa però è regalare praterie al Perussuomalaiset.

Come spiega Nicola Rainò, studioso e traduttore da anni nel Paese, “il vero vincitore delle elezioni di aprile è stato il Perussuomalaiset, che con una campagna aggressiva ha ottenuto il 17,5% dei voti, a un soffio dall’SDP, fermatosi al 17,7%. La frammentazione del quadro politico, dopo il crollo del governo [di centrodestra] Sipilä, ha fatto capire lo sconcerto dell’elettorato “medio”, deluso per il mancato rilancio del welfare su base privata, e preoccupato per la crescita della disoccupazione”.

Non a caso, dice Rainò, “i due partiti arrivati in cima ai suffragi, pur lontani nelle questioni di principio, pongono entrambi l’accento sul welfare, sul sostegno agli anziani, alle famiglie, ai disoccupati”. Al pari di altre forze populiste, il Perussuomalaiset è un partito euroscettico, ostile all’immigrazione; un partito contro. Come nota Marja Jalava, professoressa di storia culturale all’Università di Turku, “il partito si rivolge agli elettori profondamente disorientati dalla crisi del welfare state nei Paesi nordici e dalle varie minacce globali. C’è il desiderio nostalgico dei “bei tempi andati”, quando lo stato nazionale era forte, il futuro appariva prevedibile, e la vita semplice”.

Nella regione, la Finlandia è il Paese con l’età media più avanzata: 42,5 anni, contro i 36 in Islanda, i 39 in Norvegia, i 41 in Svezia e i 41,6 in Danimarca. Dice la Jalava: «tra le maggiori sfide per il Paese c’è un tasso di natalità in forte declino. Che riduce il potenziale di crescita e deteriora la sostenibilità delle finanze pubbliche, generando ulteriori spinte a tagliare la spesa”. La società finnica sta invecchiando in fretta, specie in periferia. In villaggi come Juujärvi, in Lapponia, l’età media supera i 65 anni. Tutto ciò porta acqua al mulino dei partiti pro-welfare.

Per Heikki Patomäki, docente di politica mondiale ed economia politica globale all’Università di Helsinki, “molti finlandesi sperano in una svolta verso una direzione più democratica, socialmente ed ambientalmente responsabile. Il Governo stesso dichiara che stiamo assistendo alla fine dell’austerity in Finlandia”. Ma la verità, nota lo studioso, “è che il Governo di Antti Rinne non rappresenta questa grande svolta nella politica finlandese. Le questioni ambientali sono prese seriamente, e ci sono alcune idee nuove, la più importante delle quali è un business cycle buffer, uno strumento keynesiano ma di piccola scala. Tuttavia i precedenti tagli e privatizzazioni non saranno cancellati, e le proprietà statali continueranno a essere vendute”.

Questa la Finlandia a cui per sei mesi tutta la Ue guarderà, Italia inclusa. Per Tapio Raunio, professore di scienze politiche all’Università di Tampere, “la principale priorità del paese sarà soltanto quella di gestire la presidenza senza problemi aggiuntivi. Dopotutto, l’agenda è già abbastanza piena: sul tavolo ci sono temi come il Quadro Finanziario Pluriennale (MFF) e la Brexit”.

Secondo gli esperti, la presidenza finlandese sarà informata alle consuete politiche europee portate avanti da Helsinki. Per Ville Pitkänen, ricercatore del think tank e2 Research, “quasi tutti i partiti finlandesi ritengono che promuovere a livello europeo politiche climatiche e ambientali attive sia importante, quindi probabilmente questa sarà una priorità. Un altro grande tema saranno i flussi migratori. La Finlandia, con i suoi 1.300 chilometri di frontiera esterna, cercherà attivamente soluzioni a livello europeo». La difesa comune sarà una questione che la Finlandia cercherà di porre al centro del dibattito continentale. Anche perché, ricorda Marco Siddi, ricercatore senior del Finnish Institute of International Affairs, «la Finlandia non è membro della Nato”.

Helsinki si trova in un’area geopolitica calda: a nord l’Artico, dall’immenso potenziale; a sud il Baltico, mare su cui si affacciano potenti economie; e a est la Russia, partner commerciale di rilievo, ma sempre più assertiva in Europa e nell’Artico.

Tutto ciò spiega come mai Helsinki promuova il dialogo economico e diplomatico con Mosca, e al contempo una maggior cooperazione militare con la Svezia e altri partner occidentali, e stia modernizzando le forze armate (che non sono state ridotte, neanche dopo il crollo dell’Urss). Parlare di adesione alla Nato oggi non è più un tabù. E soprattutto, una cosa è chiara: un’Europa forte è di vitale interesse per la Finlandia.

@gabrielecatania

Questo articolo è pubblicato anche sul numero di luglio/agosto di eastwest.

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