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Il dinamismo di Atene

Il buon Governo Tsipras ha ceduto il passo, come da logica democratica, al nuovo premier conservatore Mitsotakis, che da subito sembra voler affrontare ogni sfida

Il leader di Nuova Democrazia Kyriakos Mitsotakis festeggia la vittoria elettorale ad Atene dopo le elezioni di luglio. REUTERS/Alkis Konstantinidis
Il leader di Nuova Democrazia Kyriakos Mitsotakis festeggia la vittoria elettorale ad Atene dopo le elezioni di luglio. REUTERS/Alkis Konstantinidis

L’hanno definito il Governo Fast and Furious. Ogni Ministro ha avuto dal nuovo premier conservatore Kyriakos Mitsotakis compiti a casa da fare in tempi brevissimi, addirittura prima della pausa di Ferragosto, cosa inaudita in Grecia, dove le vacanze al mare dei parlamentari sono sacre e lunghe. La neo responsabile della Pubblica Istruzione, Niki Kerameos, ha subito annunciato la fine del diritto di asilo politico nelle università: vigeva dalla fine della dittatura dei Colonnelli nel 1974, fine a cui avevano contribuito gli studenti del Politecnico di Atene con la loro rivolta affogata nel sangue, ma questa “zona inviolabile” negli ultimi anni proteggeva qualunque estraneo entrasse nel campus, piccoli spacciatori compresi. Ora la polizia può attraversare i cancelli. Il Ministro degli Esteri Nikos Dendias appena ha giurato davanti al Presidente della Repubblica e all’arcivescovo di Atene era già sull’aereo per Washington. Lì ha rassicurato il mondo con il suo collega Mike Pompeo sul fatto che la Grecia è un pilastro di stabilità nel Mediterraneo orientale e nei Balcani. Pronti all’appello del leader di Nuova Democrazia Mitsotakis − che ha la maggioranza assoluta di 158 deputati su 300 dopo le elezioni politiche del 7 luglio − anche i dicasteri della Cultura, dell’Economia e del Turismo: entro l’estate va diminuita la tassa sulla casa, entro il 2019 devono entrare in azione le ruspe nell’area costiera di due milioni di metri quadrati di Helliniko, l’ex city airport di Atene che vedrà sorgere sei grattacieli, un parco e un casinò, secondo l’accordo di privatizzazione con l’armatore Latsis e una cordata di investitori cinesi e arabi, bloccato dal 2010. 

La parola d’ordine è decisionismo e velocità. In parte, perché Mitsotakis, dopo il trionfo alle europee del 26 maggio, sapeva già di vincere alle elezioni politiche anticipate quaranta giorni dopo, e aveva già pronta la lista dei Ministri. In parte, può permetterselo perché si è trovato la strada spianata dal precedente Governo Tsipras della sinistra riformista, che ha pagato lo scotto elettorale proprio per avere applicato in quattro anni e mezzo la cura lacrime e sangue imposta alla Grecia dall’Unione Europea e dal Fondo monetario internazionale. I conti dello Stato sono a posto: secondo i dati comunicati a maggio dalla Commissione Europea c’è uno sviluppo del 2,2% per il 2019 e per il 2020 (l’Italia è intorno allo 0,1% ndr), contro l’1,9% dello scorso anno. La disoccupazione rimane altissima, al 18%, ma è previsto un calo al 16%. “I greci sanno che la loro vita quotidiana non cambierà molto, chiunque sia al potere” − riflette con noi Ghiorgos Zogopulos, docente di relazioni internazionali all’università “Democrito” di Tracia, esperto di economia e politica greca −. Certo, dopo quattro anni di Governo Syriza gli elettori si sono stancati, ma è fisiologico. Adesso staranno a vedere se Mitsotakis passerà dai tanti annunci ai fatti. Comunque sia la Grecia dà segnali di ripresa economica, di continuità e di stabilità nelle scelte fondamentali pur nel passaggio di testimone fra centrosinistra e centrodestra, aldilà degli slogan “Ordine e Legge” sulla fine dell’asilo politico nelle università. Fateci caso: per la prima volta nella storia ellenica un Governo appena insediato non critica troppo l’operato di quello precedente.”

Le differenze fra Syriza e Nuova Democrazia ovviamente ci sono. Tispras ha “dilapidato” parte del surplus di bilancio del 2019 con regalie pre-elettorali al ceto medio basso, aumentando le pensioni minime e abbassando l’Iva, accorciando anche così lo svantaggio alle urne nel periodo fra il voto europeo e quello politico: sceso a 24 voti su cento il 26 maggio contro i 33 su cento di Nuova Democrazia, ha avuto un risultato di tutto rispetto il 7 luglio con un greco su tre che ha votato per lui, tanto più che gli elettori di sinistra indecisi o delusi hanno sì scelto il nuovo partito dell’ex Ministro delle Finanze di Tsipras “trozkista pasionario” Ghiannis Varufakis, entrato in Parlamento con il 4% dei voti, ma in maggioranza sono tornati a casa Syriza per fare fronte alla destra. Proprio a questo puntava Tsipras indicendo elezioni anticipate: farsi confermare leader autorevole e indiscusso di una forte opposizione, nonostante quattro anni e mezzo di Governo commissariato dalla Trojka che avrebbero usurato chiunque. 

Nella notte buia della disfatta di Syriza alle europee, Alexis non ha avuto dubbi. Restare a farsi impallinare come un’anatra zoppa, sulla poltrona di Primo Ministro, fino alla scadenza naturale del suo mandato a ottobre? “Non è da me scegliere la strada più facile. E neppure mi dimetto: ora la responsabilità passa al popolo greco.” Così ha evitato le già annunciate e continue richieste di voto politico immediato del centrodestra vittorioso. Ha pure tagliato corto con i fratelli coltelli all’interno del suo partito, già pronti a mettere in discussione la sua leadership. Non solo. Tsipras si è risparmiato una via crucis elettorale di cinque mesi costellata di spine fra luglio e settembre: le imposte sui redditi e sulla casa, la vendita all’asta, da parte delle banche creditrici, di molte prime abitazioni pignorate per debiti. Chiunque sia al Governo deve vedersela col cittadino imbufalito.

Non a caso la prima misura di Mitsotakis ha riguardato proprio le tasse (il 27 luglio ndr).  Agevolando il ceto medio-alto: lo sconto del 20% in media dell’imposta su tutte le case, ricchi immobili compresi. Da Bruxelles drizzano le antenne: che siano targate Tsipras o centrodestra, simili provvedimenti devono essere discussi con l’Ue e il Fmi. Dopo le “regalie” pre-elettorali di Tsipras, ad esempio, la Commissione Europea ha avvertito che la previsione di crescita dell’economia greca a luglio è scesa al 2,1% rispetto al 2,2% del report di maggio 2019. 

Quanto alle privatizzazioni “da sbloccare subito”, era già tutto previsto con la Trojka.  Riuscirà Mitsotakis a dare il via alle ruspe entro Natale? La burocrazia greca va a rilento. Prendiamo la rinascita del centro storico di Atene, con il Museo archeologico che vedrà estendere i suoi spazi espositivi anche nel sottosuolo in continuità con l’adiacente Politecnico, nei due palazzi neoclassici di viale Patission. Il giorno successivo all’annuncio di questo programma voluto da Mitsotakis, si è scoperto che l’eredità della famiglia Tositsas − mecenati che nel 1859 avevano donato l’area interessata all’ateneo − prevedeva una clausola: il terreno doveva essere usato a puri scopi didattici. Quindi il piano del nuovo Governo che voleva sgomberare la Facoltà di Architettura, prendendo due piccioni con una fava − l’ampliamento del Museo e lo sgombero degli studenti dal centro città − è per ora bloccato: i ragazzi rimangono lì. A manifestare contro ogni provvedimento impopolare.

Magari appoggiati da Tsipras, che ora vuole essere il guardiano “delle conquiste sociali fatte dai greci durante gli anni del nostro Governo.” Su questo istinto barricadiero la dice lunga l’ironia di Varoufakis: “Scenderà in piazza proprio Syriza, che ha applicato la peggiore austerity a memoria d’uomo?” 

Ma su una cosa, in questa sponda dell’Egeo sono tutti d’accordo. Mantenere il dialogo con la Turchia sotto l’egida del diritto internazionale, cercando l’appoggio dell’Ue e degli Stati Uniti in un periodo in cui i rapporti con il vicino scomodo Recep Tayyip Erdoğan sono più tesi del solito. Sullo sfondo le ricerche di gas naturale nel mare al largo di Cipro, con Ankara che ha dichiarato di volervi partecipare e di volere anzi spedire le sue navi trivella vicino a Kastellorizo, l’isola greca di confine resa famosa dal film Mediterraneo.

Estate di panico, eppure c’è continuità nelle trattative con la Turchia. Durante il Governo Syriza Erdogan ha fatto la prima visita storica ad Atene dopo 65 anni, nonostante le tradizionali dispute territoriali fra i due Paesi. E sempre il rais è stato il primo leader a complimentarsi con Mitsotakis per la sua vittoria. Mentre a Cipro, dall’ultimo muro d’Europa, trattengono il fiato e stanno a guardare. 

Questo articolo è pubblicato anche sul numero di settembre/ottobre di eastwest.

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