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Guaidó o Maduro? Boh!

Russia, Cina e Italia non hanno riconosciuto Guaidó per non ingerire...però i gilet gialli?

Il leader venezuelano dell'opposizione Juan Guaidó, che molte nazioni hanno riconosciuto come legittimo Presidente ad interim del Paese, insieme ad alcuni studenti a Caracas, Venezuela, 11 febbraio 2019. REUTERS/Andres Martinez Casares
Il leader venezuelano dell'opposizione Juan Guaidó, che molte nazioni hanno riconosciuto come legittimo Presidente ad interim del Paese, insieme ad alcuni studenti a Caracas, Venezuela, 11 febbraio 2019. REUTERS/Andres Martinez Casares

L’ingerenza è un concetto sfuggente nelle relazioni internazionali. Molti denunciano prontamente quella altrui, ma nessuno vede mai la propria. Russia, Cina e Italia sono tra i grandi Paesi che non hanno riconosciuto Juan Guaidó quale legittimo Presidente ad interim del Venezuela. La loro motivazione è la stessa: «Non ci intromettiamo negli affari interni di altri Stati». Una posizione legittima, se tuttavia fosse anche coerente. Breve memorandum: nel 2008 l’esercito russo invade la Georgia a sostegno delle regioni dell’Ossezia del Sud e dell’Abcasia autoproclamatesi indipendenti. Nel 2014 la Russia interviene militarmente in Ucraina a sostegno dei separatisti e annette la Crimea a seguito di un referendum. La Cina persegue ormai da tempo una politica di penetrazione in Africa, nella quale è difficile distinguere gli aiuti economici dalle ingerenze politiche. E poi c’è l’Italia, il cui principale partito al Governo decide di offrire sostegno politico ai gilet gialli francesi, movimento le cui violente proteste stanno mettendo in seria difficoltà il Governo e la sicurezza di un Paese amico (e alleato).

Ricordare l’incoerenza di alcuni Paesi può sembrare un esercizio un po’ naïf, ma aiuta a mettere in luce gli interessi reali che orientano la politica estera. Per il governo di Putin la difesa del regime chavista rientra in una più ampia strategia di promozione di una certa idea di sovranità, che pur giustificandosi con il rispetto del diritto internazionale si basa su un suo arretramento. Per la Cina la questione è prettamente economica, considerata la notevole quantità di petrolio che importa dal Venezuela. Per l’Italia, invece, più che di politica estera si dovrebbe parlare di propaganda. Una propaganda a uso e consumo domestico, rivolta a una base elettorale sospesa tra un anti-americanismo e un terzomondismo ormai fuori tempo massimo. Dopotutto, basterebbe guardare ai 150.000 italiani residenti in Venezuela vessati dal regime illiberale dell’ex autista di autobus Maduro per capire dove giace il nostro interesse nazionale. Piuttosto che sostenere politicamente chi in Venezuela desidera una transizione democratica pacifica e aggregarsi a chi nell’Ue desiderava lo stesso, si è preferito l’ennesimo isolamento europeo. Prima gli italiani? No, prima i loro voti, scusate.

@lorenzovai

 

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