La Supercoppa insanguinata

Domani, si gioca Juve-Milan, partita dall’esito scontato. E quindi tutti a discutere di donne segregate, ma nessuno che ricordi giornalisti spezzettati… Come si fa a giocare sul cadavere di Khashoggi?

Membri di Amnesty International Turchia manifestano per ricordare il 100esimo giorno dalla morte del giornalista saudita Jamal Khashoggi ucciso di fronte il Consolato dell'Arabia Saudita a Istanbul, 10 gennaio 2019. REUTERS/Murad Sezer
Membri di Amnesty International Turchia manifestano per ricordare il 100esimo giorno dalla morte del giornalista saudita Jamal Khashoggi ucciso di fronte il Consolato dell'Arabia Saudita a Istanbul, 10 gennaio 2019. REUTERS/Murad Sezer

A giugno 2018, la Lega di serie A italiana decide di accettare la proposta dell’Arabia Saudita di far giocare la finale di Supercoppa tra Juve e Milan a Gedda, perché economicamente molto più vantaggiosa delle offerte ricevute da Canada, Cina e Quatar. Nessuno ha pensato di consultare il Governo su un tema di così grande impatto mediatico, che coinvolge certamente anche valutazioni politico-culturali, che forse un’istituzione sportiva non può elaborare in solitudine, come non avviene infatti in occasione di tutti i grandi avvenimenti sportivi, come le Olimpiadi o i Campionati del Mondo, certamente decisi tenendo conto sia delle istanze sportive che di quelle politiche.

Da giugno ad oggi, non direi però che la grande novità della società saudita stia nella segregazione delle donne allo stadio che, anzi, almeno ora ci possono andare (e lungi da me sminuirne la brutta immagine che ne ricaveremo, domani sera…).

L’unica vera novità è che le speranze di tutta la comunità internazionale che il principe ereditario Mohammed Bin Salman potesse scrivere una pagina di modernità e di società più aperta si sono miseramente infrante nella barbara uccisione del giornalista Jamal Khashoggi, avversario del Principe, massacrato e addirittura macabramente fatto a pezzi, dopo essere stato inseguito in un altro Paese (membro della Nato e candidato all’Ue) da un commando di macellai, del quale facevano parte anche persone molto vicine a MbS, a testimonianza di una comunità che ancora viene regolata da rapporti tribali e medioevali.

E dunque, chi parla di rispetto di regole contrattuali, non sa di cosa parla. In casi anche meno gravi di questo, un Paese sovrano fa valere la clausola rebus sic stantibus, che consente di disdire contratti stipulati in condizioni che non vigono più: i giornalisti che seguiranno l’evento, si sentono sicuri? Non temono, i colleghi, di essere fatti a pezzi se dovesse scappargli una critica alla temperatura troppo calda nella quale si giocherà il match?

@GiuScognamiglio

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