I gilet gialli del latte

Alla vigilia delle elezioni regionali i pastori sardi lottano per 40 centesimi. Ma senza consorzi restano deboli

Una fattoria di Rhode Island, Stati Uniti. REUTERS/Oliver Doyle
Una fattoria di Rhode Island, Stati Uniti. REUTERS/Oliver Doyle

È durata poche ore la tregua tra i pastori sardi, gli industriali del pecorino e il Governo dopo che la settimana scorsa era stata raggiunta una prima intesa sul prezzo del latte. Le proteste nell’isola non si placano. Fiumi di latte di pecora vengono sversati sulle statali e sulle provinciali della Sardegna dagli allevatori in segno di protesta. In provincia di Oristano un Tir-cisterna è stato bloccato e l’autista costretto ad aprire il rubinetto. Migliaia di litri di latte sono finiti sull’asfalto. Il motivo della ribellione è noto: i pastori vendevano il prodotto alle industrie casearie a 60 centesimi: troppo poco per sopravvivere. Vogliono arrivare a un euro al litro, ma finora sono arrivati a 72.

In questo clima si svolgono le elezioni regionali sarde. Domenica si sfidano per il centrosinistra Massimo Zedda, sindaco di Cagliari, per il centrodestra il segretario del Partito sardo d’azione e senatore della Lega Christian Solinas, per i Cinque Stelle Francesco Desogus, un funzionario che lavora alla biblioteca di Cagliari. Un bis del risultato abruzzese – Lega vincente e debordante, centrosinistra di nuovo in pista, Cinque Stelle ridimensionati al terzo posto – rischia di avere ripercussioni anche a Roma. Nessuno sa quale sarà l’effetto pastori. Anche se nessuno ricorda che gli allevatori si ritrovano in queste condizioni perché non si sono mai organizzati in consorzio e sono sempre andati avanti in ordine sparso, spesso beccandosi tra di loro, come i capponi di Renzo, rimanendo contrattualmente molto deboli. E ora piangono sul latte versato.

@f_anfossi

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