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Italia, la nuova mission diplomatica

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La diplomazia economica sarà fondamentale nel rilancio del Made in Italy sui mercati internazionali dopo mesi di spaesamento

Italia, la nuova diplomazia economica per il rilancio del Made in Italy. Cuochi e camerieri ringraziano gli operatori sanitari per la loro battaglia contro la malattia da coronavirus prima della riapertura dei loro ristoranti sul lungomare di Napoli, Italia, 21 maggio 2020. REUTERS/Ciro De Luca

Cuochi e camerieri ringraziano gli operatori sanitari per la loro battaglia contro la malattia da coronavirus prima della riapertura dei loro ristoranti sul lungomare di Napoli, Italia, 21 maggio 2020. REUTERS/Ciro De Luca

Negli ultimi anni la diplomazia economica, intesa come l’attività a sostegno della proiezione commerciale delle imprese italiane sui mercati esteri, di promozione dell’internazionalizzazione del nostro tessuto produttivo e di attrazione di investimenti in Italia, è assurta a principale missione della rete diplomatico-consolare. Accantonata la feluca, i diplomatici si sono modernizzati, intervenendo sempre più capillarmente all’estero anche come manager di una grande, complessa azienda, il “Sistema Paese”. Tale metamorfosi, già in embrione nei primi anni 2000, ha subito una decisiva accelerazione dopo la crisi economica del 2008.

Dal 2008 al 2018 le esportazioni italiane hanno infatti svolto una rilevante funzione anticiclica, registrando un incremento complessivo del 16,9%, confermandosi un eccezionale driver di crescita, innovazione e occupazione. L’export, dopo il boom del 2017 (+7,6%), rimane un fattore trainante dell’economia italiana. Nel 2018 esso ha rappresentato il 32% del Pil e, nei primi 9 mesi del 2019, ha fatto registrare un +2,5%, arrivando a sfiorare i 352 miliardi di euro.

Se la diplomazia è, per definizione, l’identificazione, la difesa e la promozione dell’interesse nazionale all’estero con mezzi pacifici, da tali dati si evince con chiarezza perché il Ministero degli Esteri sia in prima linea nel sostegno all’internazionalizzazione.

Il riconoscimento del ruolo svolto dai diplomatici nel mediare con le controparti locali, svolgere proattivamente lobbying con le autorità straniere, sostenere la partecipazione delle aziende italiane ai tender internazionali, facilitare l’accesso al mercato contribuendo alla rimozione delle barriere tariffarie e non tariffarie, e a risolvere contenziosi, è stato da ultimo sanzionato dalla Legge 132/2019 che ha trasferito alla Farnesina le competenze relative al commercio internazionale prima in capo al MISE.

Tale recente riforma non è che il suggello di un percorso evolutivo che ha portato progressivamente alla ridefinizione della mission della diplomazia italiana. Tra le tappe più significative di questo processo, che rappresentano altrettanti strumenti a favore dell’internazionalizzazione del Sistema Paese, frutto di uno sforzo sinergico di diversi attori coordinati dal MAECI, si annoverano:

  • Cabina di Regia.
  • Piano Straordinario per il Made in Italy.
  • Piano di Promozione integrata.
  • Polo Unico CDP.

Istituita con Legge 214/2011 e riunitasi per la prima volta nel 2012, la Cabina di Regia è il foro di coordinamento interministeriale deputato a definire, in maniera condivisa tra istituzioni e mondo produttivo, le linee guida e di indirizzo strategico, e la relativa programmazione delle risorse, in materia di internazionalizzazione del sistema produttivo nazionale. Oltre ai due co-Presidenti (Ministro degli Affari Esteri e Ministro dello Sviluppo Economico), la Cabina è formata dal Ministro con delega al Turismo, dal Ministro per le Politiche Agricole e dai Presidenti della Conferenza delle Regioni, di Unioncamere, Confindustria, RETE Imprese Italia, ABI e Alleanza delle Cooperative Italiane.

Varato con Legge 164/2014, il Piano straordinario per la Promozione del Made in Italy è stato concepito per ampliare la platea di imprese, in particolare PMI, che operano nel mercato globale, espandendo la quota italiana del commercio internazionale e promuovendo l’eccellenza del Made in Italy nel mondo. Nel 2019 il Piano straordinario, attuato dal MISE attraverso ICE Agenzia, ha stanziato € 140 milioni, ripartiti in 9 macro-settori: formazione delle PMI; potenziamento degli eventi fieristici; valorizzazione delle produzioni d’eccellenza; sostegno alla penetrazione dei prodotti italiani all’estero attraverso accordi di distribuzione ad hoc; comunicazione strategica; e-commerce; azioni promozionali innovative per acquisire e fidelizzare la domanda estera; rafforzamento organizzativo di startup e micro PMI con voucher per Temporary Export Manager e attrazione degli IDE. Complessivamente tra il 2015 e il 2019 il Piano ha stanziato risorse pari a € 660 milioni.

Il Piano di Promozione Integrata “Vivere all’Italiana” affonda le sue radici nell’intuizione che lo straordinario valore aggiunto della cultura italiana, efficacissimo strumento di soft power, può validamente contribuire a sostenere il nostro export. Con “Vivere all’Italiana”, cultura e commercio vanno a braccetto, rafforzandosi vicendevolmente in una sinergia virtuosa che fa leva su design, ricerca, cinema, cucina, arte e lingua. Il Piano ha previsto lo stanziamento di 20 milioni nel 2017, 30 milioni nel 2018 e 50 milioni nel 2019-2020. Tra le iniziative di maggior successo, si annoverano la “Settimana della Cucina italiana nel Mondo”, la rassegna “Fare cinema” e l’Italian Design Day”.

Il Polo italiano dell’export e dell’internazionalizzazione, infine, ha portato nel 2016 all’integrazione tra SACE E SIMEST, mettendo a fattor comune i prodotti assicurativo-finanziari e le competenze delle due società del Gruppo CDP: assicurazione dei crediti, garanzie finanziarie, protezione degli IDE, factoring, cauzioni, partecipazione al capitale delle imprese ed export credit. Le risorse mobilitate dal Polo ammontavano nel 2018 a €21,4 miliardi.

A coronamento di questa architettura, si pone la recente riforma che, trasferendo al MAECI le competenze in materia di politica commerciale del Sistema Paese, ha fatto della Farnesina e dei suoi diplomatici il referente istituzionale unico in tema di internazionalizzazione, attuando una razionalizzazione amministrativa suscettibile di condurre a una diplomazia economica ancora più efficace e incisiva.

A concorrere verso lo stesso obiettivo, anche il sempre più frequente ricorso allo strumento del distacco di diplomatici presso grandi aziende. Tale esperienza di crescita professionale presso realtà produttive come ENI, ENEL, SNAM, Pirelli, Leonardo ha permesso negli anni una fruttuosa contaminazione tra cultura istituzionale e imprenditoriale, con spill-over positivi in entrambi i settori.

Un altro tassello funzionale al rafforzamento della diplomazia economica, è rappresentato dalla nostra Rete Estera (oltre 300 tra Ambasciate, Consolati, Istituti di Cultura e ora anche uffici ICE), il cui contributo al Pil è stato negli ultimi anni quantificato grazie al periodico esercizio di rilevazione, commissionato a un esperto indipendente, del valore economico degli interventi di sostegno alle imprese svolta dalla Farnesina. Nel 2015 l’attività di imprese italiane sostenute, indirettamente o direttamente, dal MAECI ha generato oltre 16 miliardi di valore aggiunto (pari all’1,1% del Pil), 6,7 miliardi di gettito fiscale e 234.000 posti di lavoro. Nel quadriennio 2014-2017 la rete diplomatico-consolare ha contribuito all’aggiudicazione di 2.140 gare e contratti con ricavi pari a circa €114 miliardi.

I diplomatici si sono ormai trasformati in terminali di sintesi per l’attuazione di strategie pluriennali d’intervento nel Paese di accreditamento. Da questo punto di vista, l’India rappresenta, al tempo stesso, un interessante laboratorio di sperimentazione e una grande sfida per la diplomazia economica. Con un mercato per certi versi ancora ostico ma con un bacino potenziale di 1.4 miliardi di consumatori, una popolazione giovanissima, una manodopera qualificata dai costi assai competitivi, l’India presenta crescenti opportunità di commercio e investimento per l’Italia. I diplomatici hanno il compito di sostenere il mondo produttivo a cogliere tali opportunità. Abbiamo identificato a tal fine una strategia di medio periodo che punta su quattro settori principali: transizione energetica e economia circolare; “Make in India”; infrastrutture; food processing. La nostra azione fa leva sul dialogo costante tra istituzioni e comunità imprenditoriale e privilegia un “approccio granulare” finalizzato a esplorare opportunità in selezionati Stati dell’India, coltivando prospettive di crescita compatibili con le priorità degli interlocutori locali.

Questo articolo è pubblicato anche sul numero di giugno/luglio di eastwest.

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