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L’Italia verso le elezioni


Chiunque governerà sarà, certo a modo suo, un inevitabile erede della pugnalata “agenda Draghi”. I vincoli europei a cui l’Italia è soggetta e la garanzia di Sergio Mattarella assicurano la continuità della stagione delle riforme

Salvatore Merlo Salvatore Merlo
[ROMA] Vicedirettore del quotidiano Il Foglio.

Chiunque governerà sarà, certo a modo suo, un inevitabile erede della pugnalata “agenda Draghi”. I vincoli europei a cui l’Italia è soggetta e la garanzia di Sergio Mattarella assicurano la continuità della stagione delle riforme

Le ragioni della caduta del Governo Draghi sono state tutte contingenti, legate a calcoli di vantaggio (in alcuni casi per la verità non perfettamente calcolati) dei partiti. Le ragioni per le quali quel governo era invece nato sono immanenti: nessuno dei motivi che aveva determinato la necessità e l’urgenza di riunire al Governo tutti i partiti intorno alla figura dell’italiano più rispettato al mondo sono venute meno. Al contrario, alla pandemia e al Pnrr, si sono aggiunti nuovi elementi di crisi e di difficoltà: la guerra in Ucraina, la conseguente crisi energetica e l’impennarsi dell’inflazione che corrisponde a un ritorno delle politiche monetarie europee a logiche di controllo della spesa pubblica. Questo lascia immaginare che, al di là di chi dovesse vincere le elezioni del 25 settembre, sarà prima o poi inevitabile il ritorno a una soluzione in qualche forma “simil Draghi” o comunque sarà inevitabile l’adozione di metodi e programmi che si rifanno alla cosiddetta “agenda Draghi”. A riprova di ciò resta a verbale un fatto abbastanza sorprendente, e dai risvolti ironici: nessuno, nessun leader e nessuna forza politica si è assunta la responsabilità di aver provocato la crisi di Governo. Osservando anzi le dichiarazioni dei principali attori politici, fino a oggi, sembrerebbe quasi che il Governo sia caduto da solo. Spinto non si sa da quale imponderabile forza, certamente estranea alle regole della fisica.

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