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RETROSCENA

Africa: jihadismo in aumento

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Le attività jihadiste in Africa sono aumentate nel corso del 2020. Nello specifico, si registra un’escalation delle violenze in Somalia, nel Sahel e nel bacino del lago Ciad

Soldati maliani sul retro di un furgone militare a Gao. REUTERS/Joe Penney

Il Centro di studi strategici sull’Africa (Acss), con base a Washington, ha pubblicato l’annuale riepilogo degli episodi violenti compiuti dai diversi gruppi militanti islamici attivi in Africa, nell’arco dell’ultimo anno. Dal monitoraggio eseguito dall’istituto di ricerca statunitense, emerge che nel 2020 gli attacchi hanno registrato un ulteriore escalation e ampliato l’instabilità soprattutto nel Sahel e nel bacino del lago Ciad.

Il bilancio del 2020 registra un ulteriore aumento dell’insorgenza nelle regioni dell’Africa interessate dal sempre più allarmante fenomeno, come dimostrano i 4.958 eventi violenti riconducibili ai gruppi estremisti islamici, che rappresentano un livello record di attacchi e confermano la crescita continua delle violenze dal 2016.

Nel 2020, le vittime accertate a causa di azioni a opera di gruppi islamisti africani sono aumentate di un terzo rispetto all’anno precedente, arrivando a 13.059 morti. Dai rilievi operati dagli analisti dell’Acss, si evince che l’offensiva islamista militante rimane in gran parte concentrata in cinque teatri, ognuno dei quali comprende attori e sfide distinte: Somalia, Sahel, bacino del lago Ciad, Mozambico ed Egitto. E tutti, a esclusione dell’Egitto, hanno registrato un forte aumento della violenza nel 2020.

La Somalia

Nell’ultimo anno, in Somalia c’è stato un aumento del 33% degli attentati rispetto al 2019, che vede protagonisti i militanti al-Shabaab. Nel corso dei passati dodici mesi, il gruppo affiliato ad al-Qaeda ha portato a termine 1.742 attacchi contro i 1.310 del 2019, mostrando una tenace resilienza che lo ha aiutato ad affermarsi come il gruppo islamico militante più radicato in Africa.

Nello stesso arco temporale, si è registrato anche un aumento del 47% degli scontri tra al-Shabaab e le forze di sicurezza somale. Una escalation che probabilmente riflette l’intenzione degli estremisti somali di minare i piani per le elezioni e di esacerbare le tensioni tra le forze nazionali e quelle degli Stati membri della missione di peacekeeping dell’Unione africana in Somalia (Amisom).

È anche interessante rilevare che gli scontri con le forze di sicurezza somale costituiscono i due terzi dell’attività violenta legata ad al-Shabaab, una quota maggiore rispetto qualsiasi altro teatro. Al contrario, la violenza del gruppo jihadista somalo contro i civili (13% di tutti gli incidenti) è la più bassa rispetto a tutti gli altri teatri africani interessati dall’insorgenza jihadista, tranne l’Egitto.

Nonostante questa escalation, l’attività violenta di al-Shabaab è diminuita rispetto a quella di altre regioni del continente, come dimostra che la media attuale degli attacchi sferrati in Somalia rappresenta circa il 35% di tutti gli eventi violenti operati dai gruppi islamisti attivi in Africa, rispetto a una media del 50% registrata nell’ultimo decennio. Nel frattempo, nel 2020 le vittime causate dagli attacchi di al-Shabaab sono diminuite del 14%, passando da 2.763 a 2.369. Un numero equivalente al 18% di tutti i decessi legati ai gruppi islamici militanti in Africa.

Il Sahel

Nel 2020 risulta sempre più instabile anche il teatro del Sahel, dove sono stati segnalati 1.170 eventi violenti, in particolare in Mali, Burkina Faso e Niger occidentale. Un dato preoccupante che rappresenta un aumento del 44% rispetto all’anno precedente e dal 2015 sancisce un aumento ininterrotto della violenza, che coinvolge i gruppi jihadisti attivi nella vasta regione.

Solo due gruppi, il Fronte di Liberazione della Macina (Flm) e lo Stato Islamico del Grande Sahara (Isgs) hanno rivendicato la paternità di quasi tutti i 1.170 attacchi. Il Flm fa parte di un cartello di sigle affiliate ad al-Qaeda nel Maghreb islamico, noto come Gruppo per il sostegno dell’islam e dei musulmani (Jama’at Nusrat al Islam wal Muslimin – Jnim), che costituisce la più recente evoluzione della rete di al-Qaeda nella regione.

I 1.170 attacchi hanno causato 4.122 decessi legati corrispondenti al 57% in più rispetto all’anno precedente: un dato che sottolinea la crescente letalità associata a questi gruppi. I 2.902 morti, legati a offensive in piena regola sferrate dai jihadisti, rappresentano il 70% di tutti i decessi segnalati. Questo dato riflette soprattutto l’escalation degli scontri con le forze di sicurezza nazionali e regionali. C’è però da rilevare che quasi il 21% di questi episodi violenti ha visto contrapposti gli affiliati del Jnim e quelli dell’Isgs per la conquista di porzioni di territorio e il reclutamento di nuovi proseliti.

La violenza nel Sahel ha fatto sfollare circa 1,7 milioni di persone, compresi più di 170.000 rifugiati e 1,5 milioni di sfollati interni. Il Burkina Faso è stato interessato dalla maggior parte di questi spostamenti, con circa 1,1 milioni di sfollati. Inoltre, l’insicurezza ha contribuito ad aumentare l’emergenza alimentare, colpendo più di 3 milioni di persone sia in Mali che in Burkina Faso.

Il bacino del lago Ciad

Il bacino del lago Ciad, che comprende quattro Paesi: Nigeria, Camerun, Ciad e Niger sudorientale, ha registrato un aumento di circa il 60% della violenza islamista militante nel 2020 (1.223 eventi contro 766 nel 2019). Questa impennata di attività è legata al gruppo estremista nigeriano Jama’atu Ahlis Sunna Lidda’awati wal-Jihad (Jas), meglio conosciuto come Boko Haram, che dall’agosto 2016 si è diviso in due fazioni rivali.

Una minoritaria, guidata dallo storico leader del gruppo Abubakar Shekau, che ha conservato il nome integrale di Jas e controlla parti dello Stato di Borno intorno a Gwoza e al confine Camerun-Nigeria. Mentre l’altra, la più numerosa, è ufficialmente affiliata allo Stato islamico da cui ha preso il nome di Islamic State West Africa Province – Provincia dell’Africa occidentale dello Stato islamico (Iswap), ed è attiva principalmente nelle isole del Lago Ciad, a ovest di Maiduguri e lungo il confine con il Niger nella regione di Diffa.

La ripresa della violenza islamista nel bacino del Lago Ciad è, in parte, dovuta a un’escalation di scontri con le forze di sicurezza federali e i soldati della Mnjtf, una Forza militare multinazionale congiunta composta da circa 7.500 effettivi provenienti dai quattro Paesi del bacino, più il Benin. Rispetto all’anno precedente, nel 2020 si è registrato un aumento del 73% di questi attacchi, che rappresentano il 46% di tutte le attività violente legate alla violenza jihadista nel teatro del bacino del lago Ciad.

Gli attacchi nella regione contro i civili hanno visto un aumento del 32%, con 4.801 vittime, corrispondenti al più alto tasso di mortalità legato ai gruppi islamisti militanti in Africa e a un incremento del 45% rispetto al 2019. All’interno del bacino del lago Ciad, la Nigeria rimane il luogo più colpito dagli attacchi dei gruppi islamisti, dove si sono verificati più della metà degli eventi segnalati nel 2020. Mentre il Camerun ha subito un terzo di tutte le attività violente.

Il Mozambico settentrionale

Nel 2020, il numero di incidenti violenti segnalati legati a gruppi estremisti islamici nella provincia di Cabo Delgado, nel Mozambico settentrionale, è aumentato del 129% con 437 attacchi, superando l’attività nel teatro egiziano. Il Mozambico settentrionale si distingue per il fatto che oltre due terzi di questi eventi violenti hanno preso di mira i civili.

Le 1.600 vittime segnalate segnano un salto del 169% rispetto all’anno precedente. I fattori che guidano la violenza in Mozambico sono complessi e per larga parte rimangono oscuri. Ahlu Sunnah wa Jama’a (Aswj) o “al Shabaab”, come si definiscono i militanti del gruppo (anche se non c’è nessun collegamento con il gruppo in Somalia), è responsabile di gran parte di questa violenza. L’Aswj è appoggiato dallo Stato Islamico (Isis), anche se sembra attingere i suoi seguaci in gran parte dalle zone rurali dove è maggiore il risentimento locale in questa regione.

L’Egitto

I 371 eventi violenti che nel 2020 hanno coinvolto l’Isis in Nord Africa confermano per il quarto anno consecutivo un contenimento degli episodi di violenza, rimasti anche lo scorso anno sotto la soglia dei 450. Le 574 vittime causate da questi eventi rappresentano un calo del 35% circa rispetto al 2019, proseguendo una tendenza al ribasso in atto dal 2015.

Questo teatro è caratterizzato dal conflitto di lunga data tra l’esercito egiziano e i gruppi islamisti militanti, soprattutto nel Sinai. Gli attacchi a distanza, sferrati con ordigni esplosivi improvvisati (Improvised Explosive Device – Ied) e bombardamenti, rappresentano il 53% degli eventi violenti e il 34% dei decessi, mentre gli scontri armati rappresentano il 37% degli eventi violenti e il 59% dei decessi. La violenza contro i civili costituisce solo l’11% del totale e rappresenta il 6% delle vittime segnalate nel teatro egiziano. In ultimo, c’è da rilevare che nonostante sette anni di impegno sul campo, l’Isis non è stato in grado di espandersi in modo significativo in Nord Africa.

Conclusioni

Dalla dettagliata analisi, si evince che i livelli della violenza islamista in Africa continuano a salire vertiginosamente e sono distribuiti in modo relativamente uniforme in Somalia, nel Sahel e nel bacino del lago Ciad. Nel contempo, l’attività islamista militante in Africa continua a essere guidata da gruppi con base locale, riflettendo realtà specifiche del contesto in ogni teatro, piuttosto che una minaccia monolitica in tutto il continente.

I casi di battaglie che coinvolgono gruppi islamisti militanti nella macroregione, nel 2020 sono aumentati del 60%. Un dato che riflette un aumento degli scontri con le forze di sicurezza statali in ogni teatro.

Nel 2020, è aumentata bruscamente anche la violenza contro i civili arrivando al 29%, un incremento concentrato nel Mozambico settentrionale, nel bacino del lago Ciad e nel Sahel. Un notevole aumento della violenza islamista militante, che dimostra la costante crescita dei vari gruppi in ciascuno di questi teatri, avvenuta negli ultimi anni.

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L'AUTORE

Marco Cochi

Da due decadi giornalista, blogger e ricercatore con focus sull'Africa sub-sahariana.
GUALA