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Jihad in USA

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Da Boston a Gardand, a due passi da Dallas. I terroristi islamici sono dentro gli Stati Uniti, non arrivano da fuori con un aereo, non lanciano missili dal Terrorististan, ma nascono in America, si convertono al fondamentalismo e attaccano. A volte partono per la Siria o la Somalia, altre volte decidono di agire direttamente in patria.

Come è successo la settimana scorsa in Texas, a Garland, dove sono arrivati in due per sparare sugli avventori di un contest per la miglior vignetta satirica su Maometto. Gli organizzatori dell’evento, membri dell’American Freedom Defense Foundation, non sono grandi appassionati di multiculturalità e avevano invitato anche lo xenofobo olandese GeertWilders. Ma in America la libertà d’espressione è una religione al pari delle altre e non risponde a criteri di opportunità. Lo dimostra anche la recente decisione del circolo letterario Pen, che riunisce i più grandi scrittori d’America, di assegnare il Goodale Freedom of Expression Courage Award a Charlie Hebdo, provocando le proteste di un gruppo di intellettuali che l’hanno giudicata una scelta fuori luogo. Celebrare il giornale francese, sostengono i critici, significa non considerare che «potere e prestigio sono elementi che hanno un peso in ogni forma di discorso, anche la satira. Le diseguaglianze tra le persone che tengono in mano la penna e i soggetti fissati sulla carta non possono e non devono essere ignorate». I figli di immigrati che riempiono le banlieue francesi, in pratica, sono più deboli dei giornalisti di Parigi, e bisogna considerare il rischio di spingere gli emarginati verso il fanatismo prima di scrivere una vignetta. Ma negli Usa le mezze misure non esistono e lo scontro con i jihadisti non può essere che frontale. Elton Simpson, afroamericano dell’Illinois, e Nadir Hamed Soofi, di padre statunitense e madre pakistana, sono arrivati con la loro Chevrolet di fronte all’edificio del contest, sono usciti con un mitra in braccio e hanno cominciato a sparare. La polizia, pagata 10mila dollari dagli organizzatori per difendere l’evento, si è guadagnata la pagnotta: un agente ha sparato sui terroristi e li ha uccisi entrambi. 

Per ora il pericolo è sventato, ma il reclutamento in America continua. Lo Stato Islamico ha rivendicato immediatamente il tentativo di attentato, usando su Twitter lo stesso hashtag lanciato dai terroristi subito prima di partire per Garland: #texasattack
E sarebbe in effetti affiliato a Isis uno dei massimi sostenitori del jihad in Usa, Mujahid Miski, che avrebbe anche comunicato con Elton Simpson nei giorni precedenti alla sparatoria di Garland. Senz’altro Miski ha incoraggiato su twitter i suoi “fratelli americani” a trasformarsi in mujahid, ma l’unico jihad a cui avrebbe partecipato sarebbe quello degli Shebaab in Somalia, dove l’affiliazione è con al Qaeda e non con lo Stato islamico. Così come era sospettato di aver fatto lo stesso Simpson, assolto dal tribunale dell’Arizona per insufficienza di prove. Ma il cambio di casacca non è un caso: lo Stato Islamico oggi è più forte di al Qaeda e soprattutto è più evocativo. Per quegli americani che cercano continuamente un nemico con cui sia facile combattere, con il quale usare bombe e missili, uno Stato funziona molto più di una Rete.
Lo Stato Islamico è la degna controparte di quella guerra in cui si sentono già invischiati gran parte dei repubblicani Usa, compresi gli organizzatori del contest di Garland. Che durante l’attacco terroristico si sono rinchiusi in una stanza a cantare canzoni patriottiche.
@ceciliatosi

 

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