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LA NOTIZIA DEL GIORNO

Assange, le mani addosso

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Non un bello spettacolo quello offerto dai poliziotti di Scotland Yard, che hanno trattato Julian Assange come il peggiore dei pluriomicidi. Attenzione alla tutela delle libertà, priorità assoluta delle nostre democrazie liberali

Dopo sette anni trascorsi come rifugiato nell’ambasciata ecuadoriana a Londra, la scorsa settimana, Julian Assange è stato arrestato dalle autorità inglesi, complice il cambio di Governo a Quito, che ha scaricato Assange dopo anni di strenua protezione. Il fondatore di WikiLeaks, che è stato trascinato in manette fuori dall’edificio e poi gettato in un furgone di Scotland Yard, è apparso provato, la caricatura dell’attivista che ha fatto tremare l’America.

Personaggio dalle molte ambiguità, su di lui pesa anche una denuncia di stupro da parte di due donne in Svezia, oggi è accusato dagli Stati Uniti di cospirazione insieme all’ex soldato e analista dell’intelligence militare statunitense Chelsea Manning, per aver hackerato un computer del Pentagono e pubblicato documenti americani top secret: un dossier di 750.000 documenti militari e diplomatici che riguardavano la guerra in Iraq e Afghanistan.

La sua creatura, WikiLeaks, in sostanza una piattaforma che consente di pubblicare online contenuti scottanti senza essere intercettati, è nata nel 2006 e diventata popolarissima l’anno dopo, aver reso note, tra le altre cose, informazioni secretate sul campo di prigionia statunitense di Guantanamo e per avere mostrato il video “Collateral Murders”, in cui un elicottero americano mitragliava civili in Iraq.

Nel 2016, WikiLeaks è tornato a far parlare di sé con la pubblicazione, durante la campagna elettorale americana, di 1.200 email private di Hillary Clinton, risalenti al suo periodo in cui era Segretario di Stato. 

Washington ha presentato la propria richiesta di estradizione, in base all’Espionage Act, la legge che disciplina il reato di spionaggio ai danni degli Stati Uniti; Assange in America rischierebbe una pena detentiva lunghissima.

La biografia di Assange è certamente complicata e le sue azioni per certi versi equivoche ma, come sottolineato dal Presidente della Federazione Internazionale dei Giornalisti Philippe Leruth “…il rispetto dei diritti fondamentali, non solo come uomo, ma come whistleblower, deve essere una priorità assoluta”. 

Faccio fatica a definirlo, come ha fatto recentemente il leader pentastellato Di Battista, “un patriota”, ma vederlo trascinare davanti al mondo in catene non è degno di una democrazia liberale, e qui mi pare che siamo tutti un po’ colpevoli, o direttamente, come gli Usa, UK, la nuova dirigenza ecuadoregna o la stessa Svezia; o indirettamente, come la Commissione Europea o i maggiori Paesi membri, dalla Germania alla Francia, che sembra aver dimenticato il suo storico ruolo di difensore dei diritti di libertà

@GiuScognamiglio

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