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East 53

Kalashnikov

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La micidiale arma del sig. Kalashnikov ancora non teme rivali.

La trasformazione del fucile di assalto AK-47, pensato dai sovietici per uccidere i nazisti e diventato un’icona pop celebrata dai rapper americani e da un designer francese, è uno dei risvolti più sorprendenti della Guerra fredda.

Letalmente efficiente, deve la sua fama di “cattivo ragazzo” all’essere stato simbolo rivoluzionario tra gli anni Sessanta e Settanta, nelle mani dei combattenti del Terzo mondo che ingaggiavano guerre antimperialiste per la liberazione dal giogo coloniale.

Durante la Guerra fredda, il kalashnikov diventò strumento della politica estera sovietica e le fabbriche dei paesi dell’Est europeo ne sfornavano a milioni. “Ogni leader rivoluzionario comunista, oltre ad alleati di comodo, da Fidel Castro a Yasser Arafat a Idi Amin, ha potuto ammassare scorte di kalashnikov e farsi immortalare imbracciandolo, per non parlare della conta dei cadaveri”, ha scritto il New York Times in un articolo per il 60esimo compleanno dell’AK-47 nel 2007.

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