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Kunming, l’attacco e gli uighuri


 Quando sono stato in Xinjiang per la prima volta, nel 2008, c'era stata un'esplosione nei pressi di Kashgar, considerata la capitale morale dei musulmani Eravamo a un tiro di schioppo dall'inizio delle Olimpiadi e nella regione c'erano stati diversi attentati.

 Quando sono stato in Xinjiang per la prima volta, nel 2008, c’era stata un’esplosione nei pressi di Kashgar, considerata la capitale morale dei musulmani Eravamo a un tiro di schioppo dall’inizio delle Olimpiadi e nella regione c’erano stati diversi attentati.

 

 

Appena arrivato ad Urumqi, in albergo, all’uscita fui fermato da alcune persone, che mi intimarono di non fare troppe domande e di muovermi a tornare a Pechino. Attraverso vari contatti, incontrai alcuni ragazzi e ragazze nel parco del Popolo della città e ascoltai molte storie. Tutte le persone che ho ascoltato avevano almeno una storia familiare di arresti, pestaggi o repressione. Altri di ordinario razzismo: gli uighuri faticano a trovare casa, lavoro, per la fama che li contraddistingue in Cina. Sono considerati ladri, spacciatori e pericolosi terroristi potenziali. Non è un caso che, dopo l’auto che si scagliò a Tiananmen lo scorso ottobre, un’ora dopo molti uighuri a Pechino ricevettero in casa la visita della polizia.

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