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LA NOTIZIA DEL GIORNO

Kuwait: la nomina del nuovo principe ereditario

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Kuwait: il Parlamento approva la nomina dello sceicco Mishal al-Ahmad a principe ereditario. A lui potrebbero delegare politica estera e settore petrolifero

Il nuovo principe ereditario del Kuwait, lo sceicco Meshal al-Ahmad Al-Jaber al-Sabah, prima di prestare giuramento, al Parlamento di Kuwait City, Kuwait, 8 ottobre 2020. REUTERS/Stephanie McGehee

Il Parlamento del Kuwait ha approvato ieri all’unanimità la nomina dello sceicco Mishal al-Ahmad a principe ereditario, che era stata presentata il giorno prima da suo fratello Nawaf, il nuovo emiro del Paese.

Gli analisti ne hanno parlato come di una nomina molto conservativa, che ribadisce il principio di successione per anzianità agnatizia: alla morte del monarca, cioè, il trono passa al fratello minore. L’attuale emiro del Kuwait, lo sceicco Nawaf al-Ahmad (83 anni), è infatti succeduto a suo fratello maggiore Sabah al-Ahmad (morto recentemente all’età di 91 anni); allo stesso modo, Mishal al-Ahmad (che di anni ne ha 80) dovrebbe un giorno succedere a Nawaf.

Perché la nomina di Mishal al-Ahmad è importante

Mishal al-Ahmad al-Jaber al-Sabah è il fratello sia dell’emiro Nawaf che del defunto Sabah. Ha lavorato a lungo negli apparati di sicurezza del Kuwait e nel 2004 è diventato vicecapo della Guardia nazionale, un corpo indipendente dalle forze armate che si occupa della sicurezza interna.

La nomina di Mishal è importante principalmente perché Nawaf – che tende ad esporsi poco in politica – potrebbe delegare a lui la gestione dei dossier più importanti, come la politica estera e il settore petrolifero.

Il Kuwait in un Medio Oriente che cambia

In politica estera il defunto Sabah – che prima di diventare emiro era stato Ministro degli Esteri – aveva cercato di non appiattire il Kuwait sulle posizioni dell’Arabia Saudita, quanto piuttosto di ritagliare per il Paese un ruolo di mediatore. L’Arabia e gli Emirati sono i suoi partner di riferimento, ma il Kuwait non ha comunque mai manifestato ostilità verso l’Iran o la Turchia.

L’emiro Nawaf si è già riunito con alti funzionari sauditi, emiratini e iraniani, oltre che con il Presidente turco Erdogan. Ma, specie in mancanza di un diplomatico esperto come Sabah, il Kuwait potrebbe fare fatica a mantenere la neutralità in un contesto regionale in evoluzione.

Le relazioni tra l’Arabia Saudita e l’Iran stanno infatti peggiorando. E già due monarchie del golfo Persico – gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrein – hanno normalizzato i rapporti con Israele in funzione anti-iraniana: gli accordi hanno l’assenso dei sauditi e sono incoraggiati dagli Stati Uniti, un altro Paese molto importante per il Kuwait.

Mishal è considerato più vicino all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti che all’Iran, oltre a non essere in buoni rapporti con l’organizzazione islamico-politica dei Fratelli Musulmani (sostenuta dalla Turchia).

I problemi interni

L’emiro Nawaf e il principe ereditario Mishal potrebbero però focalizzarsi maggiormente sulla politica interna che su quella internazionale, anche perché quest’anno si terranno le elezioni parlamentari.

Il Kuwait, inoltre, ha necessità di riformare la propria economia e di creare nuovi posti di lavoro. Pur essendo uno dei produttori di greggio più efficienti dal punto di vista dei costi – e quindi meglio preparati ad affrontare il declino della domanda e dei prezzi del petrolio –, il Paese deve comunque ridurre la dipendenza dagli idrocarburi, ad oggi pressoché totale. Non è un obiettivo facile, visto che il patto sociale si basa sulla redistribuzione delle entrate petrolifere tra la popolazione.

@marcodellaguzzo

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