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L’Africa prende la via europea: il debito sale, ma almeno c’è la crescita


Ricordate la campagna “Cancella il debito” di una decina di anni fa? Rockstar ed icone della politica unite nel chiedere all’Occidente un gesto di indulgenza per far ripartire l’Africa? L’iniziativa, promossa da Bono, Bob Geldof ed altri, con il sostegno di Mandela, ebbe un certo successo. Grazie al progetto Highly Indebted Poor Countries (HIPC), ad opera di Fondo Monetario e Banca Mondiale, una trentina di Paesi a basso reddito dell’Africa sub-sahariana poté ottenere una riduzione del debito (circa cento miliardi di dollari).

Ricordate la campagna “Cancella il debito” di una decina di anni fa? Rockstar ed icone della politica unite nel chiedere all’Occidente un gesto di indulgenza per far ripartire l’Africa? L’iniziativa, promossa da Bono, Bob Geldof ed altri, con il sostegno di Mandela, ebbe un certo successo. Grazie al progetto Highly Indebted Poor Countries (HIPC), ad opera di Fondo Monetario e Banca Mondiale, una trentina di Paesi a basso reddito dell’Africa sub-sahariana poté ottenere una riduzione del debito (circa cento miliardi di dollari).

 

A questo programma se ne aggiunse un altro, la cosiddetta Multilateral Debt Relief Initiative (MDRI). Nel 2007 il Ghana fu il primo Paese beneficiario del taglio ad affacciarsi sui mercati internazionali, emettendo obbligazioni pari a 750 milioni di dollari. Seguirono altri quattro destinatari del condono: Senegal, Nigeria, Zambia e Ruanda.

Oggi l’Africa è una delle aree più dinamiche del pianeta, con tassi di crescita ben superiori a quelli del mondo sviluppato, in particolare all’Europa. Nei Paesi ricchi di materie prime, dalla Nigeria al Mozambico, il Pil aumenta a ritmi sostenuti. Il debito, però, è tornato salire e ci si chiede se il dinamismo economico permetterà al continente nero di onorare i propri impegni o se, viceversa, sarà proprio questo peso ad affossare la crescita, quantomeno sul lungo periodo.

Se lo è chiesto anche la Banca Mondiale, con un paper che è stato ripreso dalla Reuters (uno dei co-autori ha condiviso le conclusioni con l’agenzia di stampa). Nessun Paese dell’Africa subsahariana è in pericolo default, si legge, ma l’aumento eccessivo del debito rischia di risvegliare i fantasmi del passato.

Da un certo punto di vista, il continente è diventato più maturo e cerca di dipendere sempre meno dagli aiuti internazionali. Spesso la costruzione di infrastrutture, notoriamente un tallone d’Achille dell’Africa, viene finanziata da accordi bilaterali, prestiti oppure scambi con Paesi bisognosi di commodities, come la Cina. Si stipulano intese con istituzioni multilaterali e banche commerciali. Il rischio, però, avverte la Banca Mondiale, è quello dell’over-borrowing, in particolare per quegli Stati che chiedono denaro in prestito pensando di restituirlo con gli introiti derivanti dalle materie prime.

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