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L’arresto della giornalista cinese (di un giornale tedesco)


L'assistente di una giornalista tedesca in Cina, di recente è stata arrestata. Il fatto permette di effettuare alcune riflessioni. Innanzitutto, i giornalisti stranieri in Cina sono privilegiati rispetto a quelli cinesi.

Al massimo, come capitato a Melissa Chen di Al Jazeera, possono essere espulsi dal paese (almeno negli ultimi tempi che io ricordi non ci sono casi di giornalisti stranieri posti in arresto. Al massimo qualche fermo di qualche ora in zone come quelle tibetane o in seguito ad eventi come quelli della cosiddetta «rivoluzione dei gelsomini»).

L’assistente di una giornalista tedesca in Cina, di recente è stata arrestata. Il fatto permette di effettuare alcune riflessioni. Innanzitutto, i giornalisti stranieri in Cina sono privilegiati rispetto a quelli cinesi.

Al massimo, come capitato a Melissa Chen di Al Jazeera, possono essere espulsi dal paese (almeno negli ultimi tempi che io ricordi non ci sono casi di giornalisti stranieri posti in arresto. Al massimo qualche fermo di qualche ora in zone come quelle tibetane o in seguito ad eventi come quelli della cosiddetta «rivoluzione dei gelsomini»).

 

Sicuramente si tratta di un provvedimento negativo per la propria carriera, ma meno pericoloso e rischioso di un arresto o di un fermo. Capita, è capitato, di venire sorvegliati, importunati e anche interrogati in modo decisamente poco educato, ma tutto questo è niente in confronto a quanto rischiano i giornalisti cinesi che talvolta provano a condurre inchieste in modo indipendente.

Un giornalista straniero, inoltre, dovrebbe tenere conto, in Cina, di alcune cose: innanzitutto anche le fonti rischiano. Quindi sarebbe opportuno in molti casi rinunciare a una minima gloria giornalistica, se si ha il sospetto che la proprie fonte possa passare dei guai in seguito all’articolo pubblicato. In quei casi è meglio lasciare perdere e preservare la libertà di chi concede informazioni. Non tutti e tutte la pensano così.

Poi ci sono gli assistenti, cinesi capaci di aiutare e spesso sostenere il lavoro dei giornalisti stranieri. Si tratta di persone preparate, dei veri e propri giornalisti in molti casi. Costituiscono una possibilità di arrivare prima sulle notizie e soprattutto di poter approfondire in modo adeguato alcune problematiche. Ovviamente l’assistente è una prerogativa dei grandi giornali, quelli che fondamentalmente se li possono permettere (giustamente il loro lavoro è prezioso e viene pagato bene).

Spesso però gli assistenti non sono regolari. E questo li mette a rischio perché la legge cinese prevede che un assistente del giornalista straniero debba essere «assunto» attraverso il governo. La mancata assunzione regolare sarebbe la causa che secondo le autorità cinesi avrebbe portato all’arresto di Zhang Miao, che ha lavorato come assistente di Angela Köckritz, corrispondente estera del tedesco Die Zeit che nel frattempo ha lasciato la Cina.

Zhang Miao è stata arrestata a ottobre, al ritorno da Hong Kong. La motivazione burocratica, secondo i giornalisti tedeschi, nasconderebbe in realtà altre motivazioni: Zhang aveva postato su WeChat, un’app simile a WhatsApp, foto da Hong Kong durante le proteste che era andata a seguire insieme alla giornalista tedesca.

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