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L’effetto “mani pulite”

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È arrivato il momento di ristabilire la pace, unire il Paese e ricostruirne l’economia. Questi gli obiettivi del nuovo Presidente, Michel Temer.

Un’operazione anti-corruzione senza precedenti; e la più grande crisi della storia repubblicana del Brasile. Lava-Jato e impeachment:

Giudiziario ed Esecutivo, due mondi distanti capaci d’influenzarsi senza esclusione di colpi. Nel mezzo di questa lotta, la presenza ingombrante di tanti attori: alleati di governo, collaboratori di giustizia, imprenditori e mediatori. Tutti, in misure e tempi differenti, sensibili al fascino della corruzione. Un virus silenzioso che negli anni ha logorato il gigante sud-americano, restituendogli quei “piedi d’argilla” che sembravano scomparsi. Nel 2010, il Pil cresceva a un ritmo del 7,6%, mentre per il 2016 il FMI prevede una contrazione del 3,88%. Secondo alcuni analisti si potrebbe arrivare fino al 4%. Cambiano governi e ministri, ma le richieste dei cittadini brasiliani − sanità ed educazione pubblica di qualità − restano le stesse. Inoltre, rispetto al passato, c’è da ritrovare quella “coesione nazionale”, a cui Michel Temer − Presidente ad interim − ha fatto riferimento nei primi istanti del suo mandato. La polarizzazione politica ha accentuato il solco fra le classi sociali. Il risultato? Un Paese che s’identifica negli eroi della magistratura, condannando la propria classe politica.

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