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L’impatto della crisi sulla UE: risposte (e rischi) principali


Una crisi senza precedenti come quella in corso ha comportato grandi difficoltà per molti Stati Membri UE, rivelando notevoli carenze nelle capacità di proteggere i confini esterni, nonché di ricevere e processare i migranti in arrivo.

Una crisi senza precedenti come quella in corso ha comportato grandi difficoltà per molti Stati Membri UE, rivelando notevoli carenze nelle capacità di proteggere i confini esterni, nonché di ricevere e processare i migranti in arrivo.

 La risposta europea alla crisi è stata sino ad ora piuttosto frammentaria ed inefficace. Nel settembre 2015, i Ministri dell’interno della UE hanno votato a maggioranza un piano per la “relocation” di 160.000 migranti dagli Stati membri più sotto pressione (come Grecia, Italia ed Ungheria ) ad altri Stati membri sulla base di quote obbligatorie. Insieme al ricollocamento, è stato deciso l’invio di staff da parte delle agenzie UE in 6 postazioni in Italia e 5 in Grecia – i cosidetti “hotspot” – destinate all’identificazione dei migranti, alla raccolta delle domande di asilo ed alla verifica su eventuali rischi per la sicurezza. Dopo che Republica ceca, Slovacchia, Ungheria e Romania sono state messe in minoranza in sede di voto, qualche settimana dopo anche il nuovo Governo polacco si è opposto al piano. Proprio a fronte di questa diffusa opposizione ad esso, solo poche centinaia di migranti sono stati sinora ricollocati come deciso dall’accordo raggiunto in sede europea. Allo stesso tempo, non sono stati fatti significativi passi avanti per ciò che concerne la revisione delle regole di Dublino.

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