L’inquietante Amit Shah è il nuovo presidente del Bjp


Ieri il partito nazionalista indiano Bharatiya Janata Party (Bjp) ha annunciato l'ultimo avvicendamento alla carica di presidente: Rajnath Singh, attualmente ministro degli Interni del governo Modi, è stato sostituito da Amit Shah, inquietante braccio destro di Modi in Gujarat. Ecco perché si tratta di una nomina pesantissima.

Ieri il partito nazionalista indiano Bharatiya Janata Party (Bjp) ha annunciato l’ultimo avvicendamento alla carica di presidente: Rajnath Singh, attualmente ministro degli Interni del governo Modi, è stato sostituito da Amit Shah, inquietante braccio destro di Modi in Gujarat. Ecco perché si tratta di una nomina pesantissima.

 

Amit Shah, 50 anni, è il più giovane presidente nella storia del Bjp e ha fatto carriera all’interno delle Rss prima e del Bjp poi agganciandosi a Narendra Modi che, a conti fatti, ha saputo mostrare concretamente la propria riconoscenza a colui che è considerato “gli occhi e le orecchie di NaMo”.

La letteratura giornalistica, parlando di Shah, ha prodotto una serie di profili estremamente dettagliati, anche perché l’uomo – seppur agendo spesso nell’ombra – è salito spesso agli onori della cronaca per pregi e difetti vari. Partiamo dai pregi.

Unanimemente considerato un grande stratega, organizzatore e motivatore, a lui si deve la vittoria schiacciante del Bjp nello stato dell’Uttar Pradesh, dove nel passato recente i nazionalisti erano stati ridimensionati dall’avanzata dei partiti locali (Samajwadi Party e Bahujan Samaj Party): Shah, ricevendo il compito di coordinare la campagna elettorale del Bjp per le elezioni parlamentari, è riuscito a rianimare i quadri locali del partito a trazione hindu grazie a un incessante lavoro sul campo per il quale si è guadagnato i complimenti dell’allora presidente Rajnath Singh.

(Nota sui metodi del successo: durante un comizio Shah descrisse una delle roccaforti del Samajwadi Party in Uttar Pradesh come “un covo di terroristi”: sanzionato dalla Election Commission per “istigazione all’odio”, gli fu vietato di parlare in pubblico per tutta la campagna elettorale, salvo poi ritrattare dopo che Shah scrisse e controfirmò il personale impegno a moderare i termini.)

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