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East 58

L’Isis si fa ricco

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Il crollo del prezzo del petrolio alla fine del 2014 è tornato a far riflettere sulle implicazioni politiche di scelte economiche che agiscono ormai sulle commodities, come nel caso delle decisioni opec.

Davanti alla decisione in sede opec del ministro del Petrolio saudita, Ali Al-Naimi, di non ridurre la produzione nonostante il crollo del prezzo, c’è chi ha ipotizzato un aiuto diretto agli usa per rendere ancora più efficaci le sanzioni russe, e chi ha ripensato al fracking americano, il gas e il petrolio estratti dalla roccia di scisto che, però, a seconda degli impianti, producono redditi solo con prezzi fra i 40 e i 115 dollari (produrre un barile di petrolio nella penisola arabica costa appena 12 dollari).

Gli effetti “politici” del petrolio non si esauriscono però con le scelte opec del ministro del Petrolio saudita Ali Al-Naimi e, dopo i tragici avvenimenti di Charlie Hebdo, è ancora più evidente la “ricchezza” delle principali organizzazioni terroristiche.

L’Isis non è solo il gruppo terrorista più grande al mondo, è anche il più ricco. Il Washington Institute for Near East Policy, stima che nel 2013 e 2014 Isis abbia ottenuto oltre 40 milioni di dollari in finanziamenti provenienti dai Paesi del Golfo Persico, in particolare Arabia Saudita, Qatar e Kuwait, tra i principali produttori di petrolio del pianeta. 

 

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