L’Ucraina ha scelto


Libere elezioni confermano l’orientamento europeo.

Libere elezioni confermano l’orientamento europeo.

 

Le elezioni anticipate in Ucraina del 26 ottobre hanno consegnato una grande maggioranza ai partiti filo europei, certificando il successo personale del presidente Petro Porošenko. Era stato lui, subito dopo il trionfo alle presidenziali di maggio, a voler sciogliere la Rada – il Parlamento di Kiev – considerato troppo vicino alle posizioni del suo predecessore Viktor Janukovyč, scappato in Russia dopo i fatti tragici di piazza Maidan.

“Lo scioglimento è in linea con le aspettative della gran maggioranza dei cittadini ucraini ed è un passo avanti verso la pulizia del parlamento”, aveva detto lo stesso Porošenko che, forse in cuor suo, si aspettava qualche voto in più per il Blocco, la coalizione elettorale che inglobava anche il partito UDAR del sindaco di Kiev Vitalij Klyčko.

Ma nonostante i 132 seggi ottenuti, metà dei quali conquistati grazie al sistema maggioritario, è stato superato di poco, nel proporzionale, dal Fronte Popolare del primo ministro Arsenij Jacenjuk, la cui riconferma alla carica di premier sembra scontata. La prospettiva è quella di un governo che potrebbe inglobare nella compagine governativa anche il movimento Samopomich del sindaco di L’viv Andrii Sadovyi, e forse anche il partito Patria dell’ex primo ministro Julia Tymošenko col suo pugno di deputati.

Insieme dovranno guidare il paese fuori dalla situazione complicata in cui si trova a causa della guerra contro l’esercito filorusso, che continua da mesi nella regione più a est (causando quasi 4000 morti), il Donbass, e fare fronte alla situazione economica negativa.

L’Ucraina negli ultimi dodici mesi ha vissuto momenti drammatici con le proteste di piazza Maidan, costate la vita a 86 persone, la destituzione e la fuga dell’ex presidente. E’ stata mutilata di una parte di territorio – la Crimea – irrimediabilmente persa e già annessa alla Russia dopo un referendum plebiscitario, anche se non riconosciuto dalla comunità internazionale. Un fatto negativo per il paese ma che in un certo modo ha favorito alle urne i partiti filo europei, poiché un gran numero di cittadini di lingua e cultura russa non ha potuto votare né nella penisola sul Mar Nero e neanche nelle zone di Donetsk e Luhansk occupate dai filorussi.

Che le elezioni parlamentari anticipate in Ucraina fossero importanti, lo testimonia anche il numero elevato di osservatori internazionali presenti: oltre 700 quelli mandati dall’OSCE, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa – alla sua undicesima missione di osservazione elettorale nel paese – provenienti da 46 dei 57 paesi aderenti.

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