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L’ultimo tibetano comunista


Phuntsog Wangyal, meglio conosciuto come Phunwang, è morto domenica scorsa all’età di 92 anni. Era noto per essere il «tibetano comunista», fondatore del partito comunista in Tibet e vicino alle posizione di Pechino, che poi in parte ha disconosciuto.

Phuntsog Wangyal, meglio conosciuto come Phunwang, è morto domenica scorsa all’età di 92 anni. Era noto per essere il «tibetano comunista», fondatore del partito comunista in Tibet e vicino alle posizione di Pechino, che poi in parte ha disconosciuto.

La sua opera di 432 pagine, «Un lungo cammino per l’uguaglianza e l’unità», come altri testi proibiti in Cina è stato pubblicato da una casa editrice di Hong Kong, la New Century Press di Bao Pu, figlio dell’ex leader cinese Bao Tong (ai domiciliari dal 1989).

Nel libro, ha scritto il Financial Times, «Phunwang sostiene che un ritorno del Dalai Lama in esilio, che la maggior parte dei tibetani considera come proprio leader spirituale, consentirebbe la riconciliazione e l’abbandono dei rancori». L’ultimo dei tibetani comunisti ha anche «esortato affinché la Costituzione della Cina, che garantisce la libertà di espressione e gli altri diritti, sia applicata anche alle minoranze etniche e non solo alla maggioranza Han».

«La sua importanza è che non ha criticato la politica cinese verso le etnie da fuori, perché era un partecipante attivo della vita politica. Quindi è molto importante per le future revisioni di questa politica» , ha detto l’editore del New Century, Bao Pu.

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