EN

eastwest challenge banner leaderboard

La battaglia di Matteo

Indietro

Saranno anche fantasie di grandezza – come sostiene la stampa estera – eppure l’Italia di Renzi cresce… modestamente!

 “Per noi Europa significa valori e ideali, non polemiche da professionisti dello zero virgola”. Sono mesi ormai che i toni di Matteo Renzi con l’Unione europea si sono fatti ruvidi. Da un  lato, a credergli, c’è lui, difensore di “valori e ideali“ europei, dall’altro si trova la Commissione europea, capitanata da Jean Claude Juncker (e ligia alla Germania di Angela Merkel), che non ha meglio da fare che esercitarsi nel triste ruolo di “professionisti dello zero virgola“.

Certo, il premier italiano continua a professarsi “europeista nel midollo“, ma rispetto a due anni fa, rispetto ai suoi primi mesi di governo gli accenti sono ben diversi. Se n’è accorta la stampa tedesca che nel febbraio 2014 salutò il fiorentino come risorsa per l’Italia e per l’Europa, che nel maggio 2014 poi rimase stupefatta dall’ottima affermazione alle elezioni europee quando il Pd di Renzi raggiunse uno spettacolare 40,8%.

Invece  nel 2016 almeno una parte dei commentatori tedeschi – quella più votata alla linea del rigore – usa toni sprezzanti. “Renzi sulla Titanic“, titola la Frankfurter Allgemeine e rimprovera al presidente del consiglio di non voler altro che maggiori deficit di bilancio, dimostrando in questa maniera di capire “i problemi economici del suo paese soltanto in maniera parziale“. Non è da meno la Welt: per lei a Roma oggi agisce un “Renzi furioso“ dominato da “fantasie di grandezza“.

Va detto che, al di là degli accenti polemici, la stampa tedesca ha colto un elemento di verità. Sembrano lontani i tempi dei primi vertici fra il premier e la cancelliera Merkel: vertici caratterizzati dalla massima armonia, vertici in cui Renzi si presentò con le slides per spiegare le sue ambiziose riforme, vertici corredati da dichiarazioni tipo “facciamo le riforme  non perché ce le chiede l’Europa ma per i nostri figli“.

Ma chi voleva, poteva già allora scorgere “fantasie di grandezza“, per usare le ingenerose parole della Welt. Renzi infatti sin da subito cercò di smarcarsi dai suoi predecessori Mario Monti ed Enrico Letta, sottolineando che non intendeva farsi trattare “da scolaretto“, magari finendo “dietro la lavagna“.

Ma forse, questa la versione un pò autoconsolatoria in voga a nord delle Alpi, fra Berlino e Bruxelles, Renzi ora ha inasprito i toni “per motivi di politica interna“ per tenere testa alle forze euroscettiche che fra Movimento5Stelle, Lega Nord e Fratelli d’Italia ormai totalizzano più del 40% nei sondaggi. Sarebbe una preoccupazione più che legittima. Negli ultimi cinque anni tanti governi nel Sudeuropa infatti sono caduti vittima della crisi dell’euro. La prima ondata di malcontento liquidò, nel 2011, gli esecutivi socialisti allora al potere in Grecia, Spagna e Portogallo e quello berlusconiano in Italia. Ma anche quasi tutti i governi poi subentrati (di segno conservatore o tecnocratico) hanno fatto una brutta fine. Di più: in Grecia con il successo di Syriza, in Spagna con l’affermazione di Podemos (e Ciuadadanos), in Italia con la rapidissima ascesa di M5S abbiamo assistito allo sconvolgimento dei sistemi partitici.

Ugualmente sarebbe riduttivo voler ricondurre le polemiche di Renzi verso l’Europa soltanto a questioni di consenso e marketing. Quello che è in atto è invece uno scontro fra interessi fortementi divergenti su come uscire dalla crisi dell’euro, momentaneamente tamponata dalle politiche della BCE, ma certo non risolta. Ed è uno scontro che va dalle questioni dell’Unione bancaria al futuro del fiscal compact alle politiche della BCE stessa.

Non è affatto un caso che negli ultimi mesi sia in Italia che in Germania abbiamo sentito lo stesso grido di allarme, “i risparmiatori vengono espropriati“, ma che nei due paesi si diano connotati ben diversi a queste parole. In Italia la protesta era rivolta verso le nuove norme europee sulle banche, viste come troppo dure e rigide, in Germania invece il malcontento aveva come oggetto la politica di interessi bassissimi seguita dalla BCE, vista come lassista e favorevole ai paesi più deboli dell’eurozona.

Infatti la Germania della cancelliera Merkel insiste: il futuro dell’euro passa attraverso il risanamento, il rigore e le “riforme di struttura“ di quei paesi che devono pur sempre fare i “compiti a casa“. Compiti a casa i cui risultati finora sono alquanto deludenti. L’Italia è tornata a crescere, ma si tratta di una crescita più che modesta, certo non di quella svolta di cui il paese avrebbe bisogno.

La ricetta tedesca però rimane quella di insistere su dosi crescenti della stessa medicina: l’Unione bancaria al momento si realizza per quei capitoli che inaspriscono le condizioni per gli Stati-membro (invece deve attendere la condivisione dei rischi, auspicata dall’Italia), mentre sui conti pubblici aleggiano le norme altrettanto rigide del fiscal compact.

Non a caso Renzi infatti reclama più “flessibilità“. A prenderlo in parola è lui stesso che in questo caso parla dello “zero virgola“, della questione se l’Italia può o non può indebitarsi per un po’ di più. Ma la vera battaglia sarà sul fiscal compact, su quell’insieme di regole che permetterebbe all’Italia un deficit annuo praticamente tendente allo zero. Il governo italiano invece nel febbraio 2016 ha mandato un documento a Bruxelles che non nomina – neanche con una parola – il fiscal compact ma reclama una politica opposta: una politica fiscale “usata per sostenere la crescita“.

E come se non bastasse reclama anche la “mutualizzazione dei rischi“ nel settore bancario: altra bestia nera per la Germania, per niente intenta ad “accollarsi i rischi degli altri“.

È chiara la pretesa del governo Renzi: non correzioni cosmetiche ma una vera e propria svolta per le politiche fiscali dell’eurozona. Meno chiaro è come il governo italiano vuole superare i più che probabili veti tedeschi e con quali alleati intenda portare avanti questa battaglia.

 

La voce
dei Lettori

eastwest risponderà ogni settimana ai commenti sui social e alle domande inviate dai lettori. Potete far pervenire la vostra domanda usando il tasto qui sotto. Per essere pubblicati, i contributi devono essere firmati con nome, cognome e città Invia la tua domanda ad eastwest

GUALA