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La bomba Mercosul

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Le frequenti crisi nei rapporti tra i singoli membri rischiano di far saltare il mercato comune dell’America del Sud, mai veramente decollato.

Il 2016 è stato l’anno in cui il Mercosul ha celebrato il venticinquesimo anniversario. Ma è stato anche l’anno in cui l’organizzazione è entrata formalmente in crisi. Una situazione complicata, causata da convulsioni politiche interne e spinte centrifughe dei suoi membri, che sta mettendo a dura prova la tenuta del mercato comune dell’America meridionale. E che se non risolta potrebbe portare addirittura al suo dissolvimento.

Il primo fronte di crisi riguarda il Venezuela. “Il Mercosul starebbe molto meglio senza il Venezuela”, ha dichiarato lo scorso anno il presidente argentino Mauricio Macri durante una conferenza stampa, lapidario nei confronti del più recente partner del blocco economico. Una presa di posizione che esplicitava la crisi interna al Mercosul. Pochi giorni prima, i Paesi fondatori avevano votato la cancellazione della presidenza venezuelana. Caracas non si era adeguata all’acquis del Mercosul, in particolare a una serie di regole comuni fondamentali come quella sulla libera circolazione dei cittadini o il Protocollo sui Diritti Umani. Di conseguenza, non poteva presiedere l’organizzazione.

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