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LA NOTIZIA DEL GIORNO

La Cina chiude il Consolato americano a Chengdu

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Le autorità di Pechino hanno requisito l’importante sede diplomatica americana che si trova nella provincia confinante con la Regione Autonoma del Tibet

poliziotto cinese a Chengdu

Un poliziotto cinese di guardia davanti all’ex Consolato americano a Chengdu il 27 luglio 2020, dopo i sigilli alla sede diplomatica. REUTERS/Thomas Peter

In risposta alla chiusura del Consolato cinese di Houston, in Texas, le autorità di Pechino confermano le disposizioni annunciate venerdì scorso e mettono i sigilli alla struttura diplomatica di Washington a Chengdu, nella Provincia del Sichuan. Il plateale scontro tra i due Governi ha raggiunto una frequenza quotidiana, con attacchi e reciproche rappresaglie. Quello avvenuto nella giornata di ieri ha visto la bandiera a stelle e strisce ammainata all’alba e la chiusura definitiva del Consolato alle ore 10.

L’Ambasciata Usa a Pechino ha pubblicato un video su Twitter che ripercorre la storia dell’apertura della sede diplomatica di Chengdu, sede dall’importante valore politico essendo capoluogo di una provincia confinante con la Regione Autonoma del Tibet. Nel filmato, si vedono alcune immagini della Regione Autonoma e in sovrimpressione la dicitura “comprensione reciproca con il popolo del Tibet”. Il passaggio non è passato inosservato, andando a colpire l’idea di unità nazionale cinese, che vuole l’etnia tibetana appartenente al popolo della Cina.

Wang Wenbin, portavoce del Ministero degli Esteri cinese, ha ricordato che l’azione del Governo di Pechino arriva in seguito alla scelta statunitense di chiusura del Consolato di Houston. “È una risposta legittima all’ingiustificato atto statunitense. L’azione della Cina è conforme al diritto internazionale, alle norme basilari delle relazioni internazionali e alla prassi diplomatica”. Wenbin ha sottolineato che la responsabilità dell’andamento negativo delle relazioni tra i due Paesi è solo degli Usa. “Ancora una volta, chiediamo agli Stati Uniti di ritornare sui propri passi e ripristinare le condizioni per riportare le relazioni bilaterali sul giusto binario”.

Il portavoce fa menzione del significativo discorso di Mike Pompeo, Segretario di Stato, ribattezzato Communist China and the Free World’s Future. Nel suo speech, il responsabile agli esteri dell’Amministrazione Trump ricorda che nel 2021 ricorrerà l’anniversario del viaggio segreto di Henry Kissinger in Cina, propedeutico a quello del Presidente Richard Nixon avvenuto nel 1972. A quasi 50 anni da quell’avvenimento storico, che permise di riallacciare le relazioni diplomatiche tra Washington e Pechino, Pompeo afferma che “avevamo immaginato una collaborazione con la Cina che avrebbe prodotto un futuro di speranza e cooperazione”.

Invece, secondo l’esponente repubblicano “stiamo ancora indossando le mascherine e contiamo il numero dei morti causati da una pandemia di cui il Partito Comunista Cinese è responsabile. Ogni giorno leggiamo di repressioni ad Hong Kong e nello Xinjiang”. Pompeo tocca anche altri punti sensibili nella recente relazione con la Cina, quello economico e militare. “Gli abusi commerciali della Cina costano posti di lavoro agli americani, così come la crescita dell’apparato militare cinese, sempre più forte, diventa una minaccia”.

Wenbin critica l’intervento del Segretario di Stato Usa, accusandolo di ignoranza e di spingere altri Stati ad unirsi contro Pechino. “Sembra dimenticarsi che nel 21° secolo l’istigazione all’odio e al confronto va contro la tendenza del nostro tempo. Gli Stati Uniti non guadagnano supporto nel tentativo di invertire il corso della storia. Pompeo — continua il Portavoce del Ministero degli Esteri cinese — parla di salvaguardia della democrazia e della libertà, ma non rappresenta per niente democrazia e libertà. Lui è asservito all’egemonia degli Usa e ai gruppi d’interesse che lo sostengono. Ma ormai sono finiti i giorni del confronto ideologico. Il mondo segue oggi i trend della multipolarità che non si possono fermare”.

@melonimatteo

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