La discriminazione dei gay in Africa


Nella piccola repubblica del Botswana la settimana scorsa si è registrata una buona notizia sul fronte della tutela dei diritti umani: la Corte Suprema ha stabilito che l’organizzazione Legabibo (Lesbians, gays and bisexuals of Botswana), che dal 2004 opera in difesa dei diritti delle persone Lgbt, possa essere registrata legalmente come associazione, nonostante il governo l’avesse finora impedito.

Nella piccola repubblica del Botswana la settimana scorsa si è registrata una buona notizia sul fronte della tutela dei diritti umani: la Corte Suprema ha stabilito che l’organizzazione Legabibo (Lesbians, gays and bisexuals of Botswana), che dal 2004 opera in difesa dei diritti delle persone Lgbt, possa essere registrata legalmente come associazione, nonostante il governo l’avesse finora impedito.

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La decisione produce una situazione paradossale dal momento che secondo il giudice Terrence  Rannowane, che ha emesso la sentenza, “il divieto di registrare Legabibo non è giustificabile secondo la Costituzione del Botswana e promuovere campagne a favore di iniziative legislative non è un delitto. Come non è reato essere omosessuale”.

Resta però il fatto che nel Paese le relazioni tra persone dello stesso sesso sono punite con pene fino a sette anni di reclusione e l’omosessualità viene rifiutata perché considerata “antiafricana”.

Ciononostante, gli attivisti di Legabibo hanno accolto il pronunciamento dell’Alta Corte di Gaborone con grande soddisfazione dichiarando che la sentenza invia un messaggio di speranza in un continente in cui la vita delle persone Lgbt è sempre più difficile e in pericolo.

E quanto sia dura la vita per gli omosessuali in numerosissimi Paesi del continente africano lo dimostrano le notizie che giungono dal Gambia, dove lo scorso settembre il Parlamento ha varato una serie di provvedimenti ferocemente omofobici, che prevedono condanne fino all’ergastolo per i colpevoli di “omosessualità aggravata”, mentre Amnesty International denuncia che il Paese è reo di una clamorosa infrazione di tutte le convenzioni sui diritti umani, che si sta concretizzando in una serie di arresti e di casi di tortura nei confronti delle persone Lgbt.

Purtroppo, il Gambia è solo uno dei 36 Paesi africani dove sono in vigore leggi che perseguono gli individui sulla base del loro orientamento sessuale e in undici di questi le norme contro i gay sono diventate ancora più severe.

 

Un altro Stato africano dove è in vigore una delle legislazioni più repressive in assoluto per reprimere l’omosessualità è l’Uganda, dove lo scorso febbraio il presidente Yoweri Museveni, aveva firmato una controversa legge che prevedeva pene fino all’ergastolo per i recidivi colpevoli di “omosessualità aggravata” e fino a sette anni di detenzione per favoreggiamento nei confronti di persone Lgbt.

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