La Farnesina si è accorta dell’anarchia libica. Gentiloni: «È tempo di una missione di peace-keeping»


La Farnesina cambia marcia sulla Libia. Un giorno prima l'Italia ha salutato con gli onori che si riservano ai capi di Stato il golpista Abdel Fattah al-Sisi, una delle principali fonti dell'instabilità libica, direttamente coinvolto nel tentativo di golpe militare dell'ex agente Cia, Khalifa Haftar.

La Farnesina cambia marcia sulla Libia. Un giorno prima l’Italia ha salutato con gli onori che si riservano ai capi di Stato il golpista Abdel Fattah al-Sisi, una delle principali fonti dell’instabilità libica, direttamente coinvolto nel tentativo di golpe militare dell’ex agente Cia, Khalifa Haftar.

 

A U.N. peacekeeper from Italy stands during manoeuvres in Naqoura harbour, southern Lebanon, October 26, 2009. REUTERS/Ali Hashisho

Ma il giorno dopo, il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni è sembrato accorgersi dell’anarchia libica. E non ha usato mezzi termini: «Non potremo più delegare gli americani per la sicurezza della Libia», ha detto. È andato ben oltre, chiedendo la fine dei raid aerei e dicendosi pronto a fare una distinzione tra islamisti moderati e radicali. Il principale tentativo dei militari libici è proprio quello di esportare il modello egiziano di Stato contro terrorismo, e definire in altre parole pericolosi estremisti tutti i movimenti della galassia dell’Islam politico, da Ansar al-Sharia alla Fratellanza musulmana libica.

Questa generalizzazione non porta molto lontano. Ma questa volta dietro una Farnesina nuovamente interventista ci sono chiari interessi petroliferi e di controllo dell’immigrazione. Su entrambi i fronti gli attacchi di Francia e Gran Bretagna del 2011 sono stati disastrosi. In particolare hanno colpito direttamente gli interessi italiani e tedeschi in Libia in riferimento al controllo delle risorse petrolifere. E così Gentiloni ha promesso l’invio di una forza di peace-keeping con l’avallo delle Nazioni unite che vedrebbe l’Italia in prima linea.

I raid di Mitiga contro l’avanzata di Haftar

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