La guerra invisibile che si combatte a Donetsk


La “capitale” della Dnr si sta trasformando in una vetrina per giornalisti. È molto difficile guardare oltre la superficie e anche riuscendo ad andare al fronte, oltre a veder sparare, non si riesce a capire molto di più di questa guerra. Non c’è più ostilità verso i reporter occidentali, come un paio di mesi fa, la città continua il suo lento ritorno a un’apparente normalità e le nuove istituzioni assumono sempre più una parvenza ufficiale. Intanto i colpi di mortaio sono diventati un sottofondo cui si fa presto l’orecchio mentre a un paio di chilometri dal centro si continua a morire. Perché questa è una guerra che si sente ma non si vede.

La “capitale” della Dnr si sta trasformando in una vetrina per giornalisti. È molto difficile guardare oltre la superficie e anche riuscendo ad andare al fronte, oltre a veder sparare, non si riesce a capire molto di più di questa guerra. Non c’è più ostilità verso i reporter occidentali, come un paio di mesi fa, la città continua il suo lento ritorno a un’apparente normalità e le nuove istituzioni assumono sempre più una parvenza ufficiale. Intanto i colpi di mortaio sono diventati un sottofondo cui si fa presto l’orecchio mentre a un paio di chilometri dal centro si continua a morire. Perché questa è una guerra che si sente ma non si vede.

Photo: Danilo Elia 

 

La prima cosa che bisogna fare una volta arrivati a Donetsk è andare al settimo piano del palazzo del governo e ottenere un accredito. È un inutile pezzo di carta che serve solo a tenere a bada i poliziotti e i miliziani che a ogni angolo chiedono di controllare i documenti. Quando si cerca di andare un po’ oltre la facciata del centro città, quel pezzo di carta non basta. Ci vogliono i contatti nella milizia, ma c’è sempre qualcuno più in alto pronto a fermarti. E anche quando raggiungi uno che dice di essere il capo, allora non è più nemmeno chiaro chi è a comandare.
Credo che sia una strategia precisa di quella infowar che va ormai avanti da mesi. La sensazione generale è che tutti hanno qualcosa da nascondere. La facciata mostra di non temere l’occhio curioso dei giornalisti occidentali, ma la verità è che solo i reporter russi di Lifenews e RT possono andare dovunque. E raccontare la loro versione.

Photo: Danilo Elia

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