La leadership riluttante


La disimpegnata “cultura della moderazione” militare di Berlino frena un ruolo geopolitico protagonista della Ue e mette a rischio il futuro della Nato.

La disimpegnata “cultura della moderazione” militare di Berlino frena un ruolo geopolitico protagonista della Ue e mette a rischio il futuro della Nato.

La politica della difesa tedesca deve affrontare molte sfide ma una più importante di tutte. Chiamiamola il “paradosso tedesco”. Infatti, mentre appare ovvio che gli stati membri dell’Unione debbano moltiplicare gli sforzi congiunti e individuali per garantire la propria sicurezza, il successo di questi sforzi dipende per buona parte da un paese che meno degli altri si sente minacciato. A differenza del passato, la celebre Mittellage tedesca (la sua posizione centrale nel continente), non desta più preoccupazione bensì sussiego. Mentre i francesi, gli italiani e gli spagnoli si affacciano su un panorama meridionale martoriato da guerre, terrorismo e immigrazione clandestina e i polacchi si sentono minacciati dal revisionismo putiniano, i tedeschi, circondati da vicini stabili e benevoli, non hanno l’impressione che il loro mondo possa crollare da un momento all’altro. In altre parole, l’annunciato ritorno del mondo moderno non si è ancora materializzato nella Germania post-moderna. Ma l’Europa nel suo insieme sarà incapace di giocare il proprio ruolo in termini di sicurezza se la potenza centrale non si scuote dalla propria indolenza.

Chiaramente, la riluttanza tedesca a impegnarsi per la sicurezza nonostante la destabilizzazione promossa da Trump non è solo una questione geopolitica. Il retaggio del proprio pacifismo post-bellico conta quanto lo scudo americano sui paesi di confine europei prima divisi dalla cortina di ferro. Entrambi hanno fornito alla Germania (Ovest) delle buone ragioni (e scuse) per non immischiarsi in ragionamenti strategici o impegnarsi militarmente. Ma con la crescente imprevedibilità Usa, l’instabilità dei vicini europei, e l’intento manifesto di Russia e Cina di minare l’unità europea, la ‘cultura della moderazione’ coltivata dalla Germania appare sempre più anacronistica. In realtà la posta per la Germania non potrebbe essere più alta: il paese dipende più di ogni altro dall’ordine multilaterale e regolamentato offerto dall’Europa. Ma i tedeschi si sentono al sicuro e fanno fatica ad accettare questa verità: senza una revisione del loro atteggiamento verso la sicurezza, le responsabilità internazionali e gli impegni militari, l’intera infrastruttura sulla quale fanno affidamento potrebbe venire meno.

Questo è il vero ‘paradosso tedesco’, assai più significativo della controversia sulla spesa militare che pare dominare l’agenda politica. Per essere chiari: lo stato della Bundeswehr e il suo livello di finanziamento sono inaccettabili. Il monito emesso da Hans-Peter Bartels, il plenipotenziario rappresentante della Bundeswehr in parlamento, che a inizio anno ha ammesso che l’esercito tedesco nel suo insieme “non è dislocabile all’interno dell’alleanza nord-atlantica” non è da prendere con le molle. Gli sforzi per rendere l’esercito adatto all’uso compiuti dal governo federale negli ultimi mesi sono stati encomiabili ma insufficienti. Il Ministro della Difesa Ursula van der Leyen potrà sì vantarsi di spendere 39 miliardi di euro quest’anno (2 miliardi più del 2017) e quasi 43 miliardi l’anno prossimo –cifra prevista dal gabinetto tedesco per il 2021- ma questi incrementi non potranno mai raggiungere il traguardo del 2% del Pil previsto per la difesa nel 2024. Il governo Merkel ha già annunciato che non spenderà più dell’1,5% del proprio Pil in quella data, nonostante le feroci critiche espresse da Trump prima dell’ultimo vertice NATO e la pressione degli altri partner dell’alleanza. Ma ciò che conta non è la matematica ma cosa s’intende comprare con questi soldi. A detta di un esperto citato dal quotidiano Handelsblatt, “la spesa servirà per lo più a incrementare il personale e non potrà mai coprire i costi dell’urgente quanto necessario aggiornamento del materiale bellico”. In Aprile 2018 il Ministero della Difesa ha annunciato un piano di acquisizioni per coprire le mancanze più significative in termini di equipaggiamento. 18 progetti per un valore complessivo di 25 milioni di euro sono in cantiere. Ma la lentezza del procedimento e la cattiva gestione delle acquisizioni sono sempre state il tallone d’Achille della politica di difesa tedesca e devono essere migliorate ancor prima della situazione finanziaria.

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