La legge di stabilità 2014: il canone di leasing


Il contratto di leasing ha la funzione sostanziale di finanziare l'acquisto di immobilizzazioni sia materiali che immateriali. Attraverso tale contratto il concedente concede al conduttore il godimento di un bene, mobile o immobile, acquistati o fatti costruire dal primo, con facoltà per il secondo acquisirne la proprietà con il versamento di un prezzo prestabilito. Nell'ambito dei rapporti tra concedente e conduttore, pertanto, sono individuabili due prestazioni:

Il contratto di leasing ha la funzione sostanziale di finanziare l’acquisto di immobilizzazioni sia materiali che immateriali. Attraverso tale contratto il concedente concede al conduttore il godimento di un bene, mobile o immobile, acquistati o fatti costruire dal primo, con facoltà per il secondo acquisirne la proprietà con il versamento di un prezzo prestabilito. Nell’ambito dei rapporti tra concedente e conduttore, pertanto, sono individuabili due prestazioni:


1) Nel corso del rapporto il conduttore versa al concedente un canone periodico per un periodo di tempo determinato in base alla durata prevista nel contratto;

2) Alla scadenza del rapporto il conduttore può acquistare la proprietà dei beni pagando un prezzo di riscatto.

Si tratta di un contratto che presenta diverse analogie sia con la vendita con riserva di proprietà sia con la locazione, infatti nel corso del rapporto il conduttore ha solo il diritto di godimento del bene, mentre ne acquisisce la proprietà solo a seguito dell’esercizio del diritto di riscatto, al termine del periodo di locazione.

Si distingue tra:

1) leasing finanziario in cui il concedente (solitamente un istituto di credito o operatore finanziario) acquista dal produttore il bene strumentale che poi concede in godimento all’utilizzatore finale. Nell’ambito di tale forma contrattuale va distinto il contratto di lease-back in cui un soggetto cede ad una società di leasing di un determinato bene, mobile o immobile, mantenendone, però, il godimento, e riservandosi il diritto, alla scadenza del contratto, di riacquistare la proprietà.

2) leasing operativo, in cui il concedente è anche il produttore fornitore che sostanzialmente concede in noleggio, per un periodo di tempo predeterminato, dei beni di cui comunque mantiene la proprietà e per i quali non è previsto l’esercizio del diritto di riscatto.

ASPETTI CONTABILI DEL CONTRATTO DI LEASING

Assimilandosi il leasing operativo ad un noleggio, i canoni versati dall’utilizzatore verranno iscritti a conto economico, tra i costi della produzione, alla voce B.8.

Per quanto concerne il leasing finanziario, sono possibili due modalità di contabilizzazione:

1) metodo patrimoniale, utilizzato dai soggetti non IAS, secondo cui:

a. i canoni di leasing vanno imputati tra i costi per il godimento di beni di terzi (voce B.8 del C.E.),

b. il bene potrà essere iscritto nell’attivo dello Stato Patrimoniale solo al momento del riscatto del bene;

2) metodo finanziario, utilizzato dai soggetti IAS con cui il leasing finanziario viene trattato alla stessa stregua di un’operazione di acquisto, tale per cui la società conduttrice:

a. iscrive il bene oggetto della locazione immediatamente nell’attivo patrimoniale (per un importo pari al costo sostenuto dal concedente);

b. iscrive un debito verso la società di leasing concedente (per un importo pari al capitale finanziato);

c. imputa nel conto economico la quota di ammortamento del bene strumentale;

d. imputa i canoni periodici di locazione finanziaria distinguendo:

i. la quota capitale (che riduce il debito esistente nei confronti della società di leasing);

ii. la quota interessi impliciti, che viene rilevata direttamente a conto economico.

La normativa civilistica (art. 2424 c.c.) contempla per le società di capitali non quotate solo il metodo patrimoniale: peraltro richiede di dare evidenza di varie informazioni in nota integrativa, quali:

1) il valore attuale delle rate di canone non scadute al tasso pari all’onere finanziario effettivo inerente ai singoli contratti,

2) l’onere finanziario effettivo ad essi attribuibile e riferibile all’esercizio, l’ammontare complessivo al quale i beni oggetto di locazione sarebbero stati iscritti a fine esercizio se fossero stati considerati immobilizzazioni, con separata indicazione di ammortamenti, rettifiche e riprese di valore che sarebbero stati inerenti all’esercizio.

I canoni sono iscritti fra i costi, nel conto economico, alla voce B.8), in base al criterio di competenza. Tuttavia va segnalato che nella prassi commerciale al momento della stipulazione del contratto di locazione finanziaria, vale la consuetudine per cui il conduttore corrisponda un “maxicanone” al concedente. Di qui la necessità operare lo storno della parte di canone di competenza degli esercizi successivi, attraverso la rilevazione del risconto attivo:

Al termine del contratto, in caso di esercizio del diritto di riscatto, il conduttore, ormai proprietario, dovrà iscrivere il bene tra le immobilizzazioni materiali:

Allo stesso modo il novello proprietario potrà effettuare l’ammortamento del bene.

In caso di cessione anticipata del contratto, il cedente, dovrà rilevare il realizzo di una sopravvenienza attiva:

Ai fini fiscali, a prescindere dalla percezione di un corrispettivo o dal suo ammontare, la sopravvenienza sarà determinata sottraendo l’importo dei canoni residui e il prezzo del riscatto al valore normale del bene.

ASPETTI FISCALI: LE NOVITA’ INTRODOTTE CON LA LEGGE DI STABILITA’ PER LE IMPRESE

Secondo quanto previsto dall’art. 102, comma 7, del Tuir, più volte modificato, i canoni di locazione finanziaria di beni strumentali sono deducibili dal reddito d’impresa nel rispetto del principio di competenza. Con le previsioni introdotte dalla legge di stabilità 2014, i canoni di leasing potranno essere dedotti in tempi più brevi.

Le nuove norme si applicano sia alle imprese che ai professionisti e rilevano solo ai fini del reddito d’impresa, IRES e IRPEF.

Ai fini IRAP, in considerazione del principio di derivazione del valore della produzione dalle risultanze di bilancio, la deducibilità dei canoni di leasing è riconosciuta solo per l’importo iscritto a conto economico.

Da ciò consegue che il conduttore non deve operare alcuna variazione fiscale ai fini IRAP. Al contrario, lo stesso deve effettuare una variazione fiscale corrispondente alla quota di interessi passivi inclusi nel canone di leasing: infatti ai fini Irap gli interessi sono irrilevanti.

La quota interessi va determinata in base alla modalità forfetaria prevista dal D.M. 24 aprile 1998 facendo riferimento.

Per quanto concerne le imprese, si tratta di quelle che rappresentano, in bilancio, il leasing con il metodo cd. patrimoniale, imputando al conto economico di periodo il canone di leasing che, come ampiamente descritto, si compone di una quota capitale e di una quota interessi.

Sono invece esclusi i soggetti IAS, i quali, come accennato, contabilizzano e rappresentano in bilancio il leasing con il c.d. metodo “finanziario”, in altri termini i soggetti che:

1. iscrivono il bene in leasing nell’attivo

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