La Libia sull’orlo del baratro


I jihadisti hanno proclamato l'«Emirato islamico» di Bengasi.

Dopo venti giorni di combattimenti per la conquista dell'aeroporto internazionale di Tripoli tra miliziani di Zintan, vicini all'ex generale Khalifa Haftar, e i jihadisti, Scudo di Misurata, non si placano le violenze in Libia. Sono almeno duecento i morti e quattrocento i feriti negli scontri delle ultime settimane. I più gravi si sono svolti a Tripoli per il controllo dello scalo che è andato completamente distrutto.

I jihadisti hanno proclamato l’«Emirato islamico» di Bengasi.

Dopo venti giorni di combattimenti per la conquista dell’aeroporto internazionale di Tripoli tra miliziani di Zintan, vicini all’ex generale Khalifa Haftar, e i jihadisti, Scudo di Misurata, non si placano le violenze in Libia. Sono almeno duecento i morti e quattrocento i feriti negli scontri delle ultime settimane. I più gravi si sono svolti a Tripoli per il controllo dello scalo che è andato completamente distrutto.

 

Le violenze si sono estese anche a Bengasi, dove Ansar al-Sharia avrebbe il controllo delle basi delle forze speciali dell’esercito libico. I jihadisti hanno proclamato nel capoluogo della Cirenaica un «Emirato islamico» indipendente. Mentre lo stesso Haftar, che nella scorsa primavera aveva guidato un tentativo di colpo di stato, si è rifugiato in Egitto, dove ha incontrato l’ex generale Abdel Fattah al-Sisi, mente del golpe militare del 3 luglio 2013 al Cairo, a cui Haftar ha più volte assicurato di ispirarsi.

Gli occidentali hanno lasciato il Paese.

Questo contenuto è riservato agli abbonati

Abbonati per un anno a tutti i contenuti del sito e all'edizione cartacea + digitale della rivista di geopolitica

Abbonati ora €45

Abbonati per un anno alla versione digitale della rivista di geopolitica

Abbonati ora €20

- Advertisement -spot_img