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La lotta dei cittadini. E quella del governo


Xu Zhiyong, condannato a quattro anni per disturbo dell'ordine pubblico, ha più volte ribadito la necessità della lotta contro la corruzione. Tale obbiettivo, insieme ad altri del Movimento dei nuovi cittadini, è in linea con alcune decisioni del governo, che tuttavia non vuole interferenze dal basso. Come già scritto su questo blog si tratta di un movimento che ha saputo cogliere nel segno le contraddizioni della società cinese e ritagliarsi un posto di grande importanza nelle dinamiche attuali, anche quelle più oscure, di Pechino.

Xu Zhiyong, condannato a quattro anni per disturbo dell’ordine pubblico, ha più volte ribadito la necessità della lotta contro la corruzione. Tale obbiettivo, insieme ad altri del Movimento dei nuovi cittadini, è in linea con alcune decisioni del governo, che tuttavia non vuole interferenze dal basso. Come già scritto su questo blog si tratta di un movimento che ha saputo cogliere nel segno le contraddizioni della società cinese e ritagliarsi un posto di grande importanza nelle dinamiche attuali, anche quelle più oscure, di Pechino.

 

Di seguito un articolo del Mingpao, quotidiano di Hong Kong, che spiega tali contraddizioni.

ll 26 gennaio l’attivista Xu Zhiyong, impegnato in battaglie contro la corruzione e fondatore del Movimento dei nuovi cittadini, è stato condannato a quattro anni di reclusione con l’accusa di “disturbo dell’ordine pubblico”. Un verdetto che secondo l’avvocato di Xu “ha distrutto quel poco di dignità che lo stato di diritto aveva in Cina”. La decisione dei giudici dimostra come le autorità considerino una minaccia i movimenti che vengono dal basso e pratichi la tolleranza zero senza fare distinzioni. Il risultato è che creano ancora più confusione in una società molto sfaccettata e allargano il divario tra i cittadini e i governanti.

Un moderato
Tra gli attivisti, Xu Zhiyong è considerato un moderato e da anni porta avanti la sua battaglia per la trasparenza in modo non violento. Con il Movimento dei nuovi cittadini, un’organizzazione informale di lotta per i diritti civili, ha sostenuto il diritto all’istruzione per i figli dei lavoratori immigrati nelle città e ha chiesto di rendere pubblici i redditi dei funzionari. Questi obiettivi coincidono con le decisioni prese dal terzo plenum del Partito comunista sulle riforme come il piano per “promuovere un’istruzione equa e ridurre gradualmente le differenze scolastiche tra zone rurali e città” o come il progetto di rendere pubblici i patrimoni dei funzionari e le informazioni sui loro familiari che vivono all’estero. Ma le autorità non tollerano il Movimento dei nuovi cittadini, dando l’impressione che la lotta contro la corruzione vada bene se è praticata dal governo, ma non se a promuoverla sono i cittadini.

 

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