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Afghanistan: quasi pace

Non si ferma la violenza dei talebani, nonostante i colloqui di pace stiano dando risultati. Trump ha fretta di ritirarsi...

Un soldato dell'esercito nazionale afghano (ANA) cammina nel luogo di un'esplosione a Kabul, Afghanistan. REUTERS/Mohammad Ismail
Un soldato dell'esercito nazionale afghano (ANA) cammina nel luogo di un'esplosione a Kabul, Afghanistan. REUTERS/Mohammad Ismail

Almeno tre persone sono morte e altre dieci sono rimaste ferite nel corso di un attacco, ieri, in un hotel nella città di Qala-i-Naw, in Afghanistan. I talebani hanno rivendicato l’aggressione.

Solo pochi giorni prima si era concluso in Qatar un incontro tra i rappresentanti dei talebani e della società civile afghana, che sembrava avesse portato a un avvicinamento tra le due parti in vista di un accordo di pace per mettere fine alla guerra, iniziata nel 2001. Già il documento finale della conferenza, tuttavia, invitava a contenere gli entusiasmi: la versione in lingua pashtu (utilizzata dai talebani) e quella in lingua dari (la più diffusa in Afghanistan, parlata nella capitale Kabul) contenevano importanti discrepanze su alcuni punti, ad esempio i diritti delle donne e il ritiro delle truppe straniere dal Paese. Il giorno prima del meeting, inoltre, i talebani avevano fatto esplodere un’automobile, uccidendo 14 persone.

Nonostante i progressi fatti nella “tabella di marcia per la pace”, la violenza in Afghanistan non accenna insomma a diminuire. Gli esperti lo avevano previsto: i talebani vogliono che gli Stati Uniti definiscano tempi e modalità del ritiro delle loro truppe; fino a quel momento, manterranno alta l’aggressività con l’obiettivo di negoziare dalla posizione più forte possibile.

Le trattative tra i “barbuti” e gli americani sono arrivate al settimo giro: Washington vuole ottenere garanzie sufficienti affinché l’Afghanistan non si trasformi di nuovo in una base per il terrorismo internazionale. Donald Trump ha fretta di abbandonare il Paese – la sua dottrina si fonda sul disimpegno dalle questioni internazionali –, ma il Pentagono ricorda che una ritirata prematura costituirebbe un errore strategico. 

@marcodellaguzzo

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