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Agricoltori in protesta in tutta Europa

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In Francia, Germania e Irlanda gli agricoltori protestano contro i divieti ai pesticidi e gli accordi di libero scambio. La rabbia è alimentata dalle scarse entrate

Agricoltori francesi si radunano vicino all'Arco di Trionfo a Parigi, per protestare contro i bassi redditi agricoli e le crescenti critiche alle pratiche agricole, Francia, 27 novembre 2019. REUTERS Pascal Rossignol
Agricoltori francesi si radunano vicino all'Arco di Trionfo a Parigi, per protestare contro i bassi redditi agricoli e le crescenti critiche alle pratiche agricole, Francia, 27 novembre 2019. REUTERS Pascal Rossignol

Nell’ultima settimana di novembre in diverse parti d’Europa ci sono state delle manifestazioni di agricoltori, che hanno protestato contro i prezzi bassi dei prodotti alimentari, contro le restrizioni all’utilizzo di pesticidi chimici e contro gli accordi commerciali siglati dall’Unione Europea.

In Francia, ad esempio, mercoledì scorso gli agricoltori hanno organizzato un convoglio di un migliaio circa di trattori verso Parigi, occupando poi parte degli Champs-Elysées. I sindacati chiedevano un incontro con il Presidente Emmanuel Macron per esporgli le loro critiche alle leggi che, ad esempio, vietano l’utilizzo del glifosato, il pesticida più diffuso. Non hanno ottenuto l’incontro con Macron, ma si riuniranno invece con il Primo Ministro Edouard Philippe la prossima settimana.

Anche in Germania, martedì scorso, oltre ottomila trattori hanno bloccato Berlino: un gesto di protesta nei confronti delle nuove regole sui fertilizzanti. In Irlanda, invece, gli agricoltori hanno minacciato di lasciare Dublino senza cibo e bevande per Natale.

L’avversione all’accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e il Mercosur (l’unione doganale tra Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay), raggiunto lo scorso giugno ma non ancora ratificato, sembra essere comune a tutti questi movimenti. Gli agricoltori considerano il trattato favorevole per il settore manifatturiero europeo ma dannoso invece per i propri interessi: temono in particolare la concorrenza a basso costo dei produttori sudamericani.

A questo tema si aggiunge lo scontento per gli scarsi profitti, che rendono meno sostenibili – e digeribili – le spese per l’adeguamento alle nuove norme ecologiche.

@marcodellaguzzo

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