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Tajikistan, Isis uccide ancora

Dopo la sconfitta in Siria, i militanti dello Stato Islamico penetrano in Asia centrale

Una guardia di frontiera a sud di Dushanbe, Tajikistan. REUTERS/Shamil Zhumatov
Una guardia di frontiera a sud di Dushanbe, Tajikistan. REUTERS/Shamil Zhumatov

L’attacco a un posto di blocco al confine tra il Tajikistan e l’Uzbekistan ravviva le paure circa l’espansione dell’Isis in Asia centrale. Circa 20 persone sono decedute — in maggioranza, militanti presumibilmente appartenenti allo Stato Islamico — nel conflitto a fuoco con le forze dell’ordine: tra i morti, per certi sono dati due militari del Tajikistan. Le violenze sono avvenute a 50 km dalla capitale Dushanbe, con i militanti dell’Isis arrivati dall’Afghanistan, entrando nel Paese nel cuore della notte attraverso il distretto di Qabodiyon, al confine di sud-ovest.

Negli ultimi anni, l’Isis ha rivendicato numerosi attentati nell’ex Repubblica Sovietica: nel 2018, quattro turisti (due statunitensi, uno di nazionalità svizzera, un olandese) furono travolti da un’auto, per poi essere pugnalati a morte. L’assassinio dei turisti fu rivendicato dal Partito Islamico per la Rinascita del Tajikistan (Islamic Renaissance Party of Tajikistan, Irpt), bandito negli scorsi anni dal Governo, sigla vicina all’Isis. Nel mese di maggio 2019, uomini dello Stato Islamico — nel tentativo di liberare diversi affiliati rinchiusi nella prigione della città di Vakhdat — fecero scoppiare una rivolta all’interno della struttura carceraria che portò alla morte di 32 persone: 29 i prigionieri uccisi, 3 le guardie carcerarie.

La presenza dello Stato Islamico negli ex Stati satellite dell’Urss è fonte di preoccupazione fin dalla nascita del gruppo terroristico. Molti degli affiliati dell’Isis che hanno combattuto in Iraq e Siria provengono dalle repubbliche centrasiatiche: un reclutamento che ha trovato linfa nei migranti tagiki e uzbeki e dal Kirghizistan partiti per lavorare in Russia e Kazakistan con pochi diritti e continue vessazioni. Il messaggio dell’Isis ha coinvolto, secondo alcune stime, fino a 4000 persone. Tra i casi più noti, quello di Gulmurod Khalimov: già Comandante delle Forze Speciali della Polizia del Tajikisan, nel 2015 lasciò il suo incarico per schierarsi con lo Stato Islamico, divenendo Ministro della Guerra. Khalimov sarebbe rimasto ucciso nel 2017 da un pesante bombardamento russo sulla città siriana di Deir ez-Zor, nella Siria orientale.

Tajikistan e Uzbekistan condividono più di 1300 km di confine, con varie tensioni avvenute negli anni. Nella parte nord del Paese Dushanbe e Tashkent devono gestire un contenzioso nell’area di Bekobod, dove è presente una miniera d’oro. Il 5 novembre fonti governative tagike hanno annunciato una bozza d’accordo sulla contesa, in seguito alla visita del Presidente uzbeko Shavkat Mirziyoyev in Tajikistan dal suo omologo Emomalī Rahmon. Secondo alcuni leaks, la questione si sarebbe risolta con l’annessione da parte dell’Uzbekistan di tre chilometri quadrati nel distretto di Mastchoh, compresa la miniera d’oro di Aprelevka, proprietà di una joint venture tajiko-canadese.

@melonimatteo

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