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La Corea del Nord spara di nuovo

Missili di protesta: Pongyang lancia messaggi contro le esercitazioni di Washington e Seul, che stanno discutendo su come ripartirsi i costi per la difesa.

Kim Jong Un, Donald Trump, Moon Jae-in si incontrano al confine tra le due Coree, giugno 2019. Reuters/Kcna Kcna
Kim Jong Un, Donald Trump, Moon Jae-in si incontrano al confine tra le due Coree, giugno 2019. Reuters/Kcna Kcna

Ieri la Corea del nord ha lanciato due missili, probabilmente a corto raggio, in direzione est, verso il mar del Giappone. Si tratta del quinto test missilistico nordcoreano in circa tre settimane: il quarto era stato effettuato soltanto lunedì scorso.

I continui lanci rappresentano, come gli analisti ripetono ormai da tempo, dei messaggi indirizzati agli Stati Uniti. Pyongyang chiede la ripresa dei negoziati con Washington, che – nonostante gli incontri tra Donald Trump e Kim Jong-un – sono in stallo e le richieste delle due parti sembrano inconciliabili: gli americani chiedono la “denuclearizzazione”, i nordcoreani il ritiro delle sanzioni.

Con gli ultimi test missilistici la Corea del nord sta anche esprimendo la sua contrarietà alle esercitazioni militari tra Stati Uniti e Corea del sud, che si svolgeranno a partire da oggi. Poco prima del lancio di sabato, Trump ha fatto sapere di aver ricevuto una “bellissima lettera” da Kim, nella quale il “supremo leader” esprimeva proprio questo concetto.

Le esercitazioni militari con la Corea del sud, in realtà, non piacciono molto nemmeno a Trump: pensa che siano troppo costose e che i sudcoreani non partecipino abbastanza alle spese. Al momento Washington e Seul stanno trattando su come ripartire i costi di mantenimento delle oltre 28mila truppe americane in Corea del sud: Trump vuole che Seul aumenti la spesa per la difesa.

La situazione nell’Asia Pacifica è inoltre complicata dalla guerra commerciale tra Corea del sud e Giappone, i due più importanti alleati statunitensi nella regione. Il deterioramento dei rapporti diplomatici tra Seul e Tokyo potrebbe ripercuotersi negativamente anche sulla cooperazione strategica, e quindi danneggiare quell’unità ricercata da Washington, per esempio, contro proprio la Corea del nord.

@marcodellaguzzo 

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