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Coronavirus, l’impatto sulla crescita globale

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Il coronavirus sta danneggiando la filiera produttiva mondiale, con danni per le aziende. Messo da parte l’allarmismo eccessivo, la Cina è un mercato e un partner importante per l’Italia

Un dipendente rifornisce un mercato di rotoli di carta igienica a seguito dello scoppio del coronavirus, a Hong Kong, Cina, 8 febbraio 2020. REUTERS/Tyrone Siu
Un dipendente rifornisce un mercato di rotoli di carta igienica a seguito dello scoppio del coronavirus, a Hong Kong, Cina, 8 febbraio 2020. REUTERS/Tyrone Siu

Sono 724 i morti per il nuovo coronavirus, stando agli ultimi aggiornamenti, tra i quali anche un cittadino statunitense che si trovava a Wuhan, la città da cui si è diffusa l’epidemia: è la prima vittima accertata di nazionalità non cinese. I casi di contagio sono circa 35mila, quasi tutti in Cina: segue il Giappone con 89 casi e Singapore con 33.

In Italia i due turisti cinesi contagiati dal coronavirus e ricoverati all’Istituto Spallanzani di Roma sono in condizioni stabili e in prognosi riservata. Il cittadino italiano rientrato da Wuhan e risultato positivo al virus, anche lui allo Spallanzani, è invece in buone condizioni.

Messo da parte l’allarmismo diffuso da una parte dei mezzi di informazione italiani, che stanno alimentando una psicosi di massa attraverso una copertura estrema e a volte poco accurata del fenomeno, la situazione è certamente grave. Lo è soprattutto a Wuhan e nell’intera provincia cinese di Hubei, dove il Governo di Pechino, con l’obiettivo di contenere il più possibile la diffusione del coronavirus, sta ricorrendo anche a metodi autoritari, prelevando ad esempio con la forza i cittadini (infetti o sospetti) e trasferendoli in centri per la quarantena.

La crisi del nuovo coronavirus è preoccupante anche per il suo impatto negativo – non ancora quantificabile con esattezza – sull’economia cinese e, di conseguenza, mondiale. La crescita globale è oggi infatti trainata in buona parte dalla Cina, che è la seconda economia più grande del pianeta (vale il 19% del Pil mondiale) oltre che un ingranaggio centrale nella filiera produttiva industriale. Grandi aziende automobilistiche come Fca, Honda o Hyundai, che dipendono dalla Cina per l’importazione di componenti, sono a rischio. Anche Foxconn, che fornisce componenti elettronici ad Apple, ha annunciato che riprenderà la produzione nei suoi impianti cinesi solo “gradualmente”.

Per tante aziende e tanti Paesi la Cina è un fornitore spesso imprescindibile. Oltre che un mercato di grande rilievo, anche per l’Italia. Pechino è la nona destinazione delle esportazioni italiane, che dal 2010 al 2018 sono cresciute del 5,5%. Nello stesso lasso di tempo il commercio di beni dall’Italia verso l’Asia è aumentato ad un ritmo maggiore rispetto alle altre regioni del mondo, grazie proprio al rafforzamento degli scambi con la Cina.

@marcodellaguzzo

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