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Fine della guerra commerciale Usa-Cina

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Attesa per oggi la firma sulla fase 1 dell’accordo commerciale tra Washington e Pechino

Il segretario di Stato americano Mike Pompeo e il segretario al Tesoro Steven Mnuchin in conferenza stampa nella Brady Press Briefing Room della Casa Bianca a Washington, Stati Uniti, 10 gennaio 2020. REUTERS/Kevin Lamarque
Il segretario di Stato americano Mike Pompeo e il segretario al Tesoro Steven Mnuchin in conferenza stampa nella Brady Press Briefing Room della Casa Bianca a Washington, Stati Uniti, 10 gennaio 2020. REUTERS/Kevin Lamarque

La lunga disputa tariffaria tra Stati Uniti e Cina avviata da Donald Trump nel 2018 sembrerebbe aver intrapreso la via della conciliazione, dopo accuse reciproche sotto il profilo delle tattiche commerciali ma anche per le tensioni politiche in corso a Hong Kong e Taiwan. Da giorni le delegazioni di Washington e Pechino lavorano sul testo della fase 1 di quello che sarà un nuovo accordo tra i due giganti dell’economia mondiale, con passi avanti realizzati sia sui toni che sulle modalità d’approccio al tema.

Il Segretario al Tesoro Steven Mnuchin ha dichiarato ufficialmente che gli Usa non designeranno più la Cina come Paese che pratica manipolazione valutaria, come avvenuto da agosto 2019 in poi. Sostanzialmente, l’amministrazione statunitense — così come fece Bill Clinton nel 1994 — ha ritenuto concorrenza sleale la svalutazione dello yuan, portato ai minimi storici, accusando Pechino di essere currency manipulator. La nuova mossa di Mnuchin segna dunque un momento positivo nei rapporti sino-statunitensi che si lega alla fase 1 dell’accordo commerciale: nel testo, infatti, sarà inserita una norma che impegnerà la Cina allo stop sulla svalutazione competitiva della sua moneta.

La fase iniziale del nuovo accordo prevede che la Cina acquisti 200 miliardi di dollari di prodotti a stelle e strisce nei prossimi due anni, decisione frutto di una descalation commerciale che ha già visto, lo scorso mese, il blocco di nuove tariffe da parte di Washington sui beni elettronici di Pechino. La Cina, dal canto suo, ha eliminato i dazi sulle importazioni di soia e carne di maiale dagli Stati Uniti. Intanto, sono stati calcolati i valori del surplus commerciale tra il Paese asiatico e gli Usa per il 2019: lo scorso anno ha visto una cifra pari a 296 miliardi di dollari, in netto calo dell’8,5% rispetto all’anno precedente. Per Trump e la sua imminente campagna elettorale per le presidenziali un successo ma, secondo gli economisti, un rallentamento che influirà negativamente sull’economia globale.

@melonimatteo

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