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La guerra commerciale tra Giappone e Corea del Sud

Tokyo limita l’export di materiali tecnologici verso Seul. La causa: una disputa sul lavoro forzato durante l’occupazione coloniale giapponese

Un giornalista fotografa il nuovo smartphone Samsung Galaxy S10e in un evento stampa a Londra, in Gran Bretagna, 20 febbraio 2019. REUTERS/Henry Nicholls
Un giornalista fotografa il nuovo smartphone Samsung Galaxy S10e in un evento stampa a Londra, in Gran Bretagna, 20 febbraio 2019. REUTERS/Henry Nicholls

Tra Giappone e Corea del Sud è in corso una guerra commerciale piuttosto particolare: riguarda i prodotti ad alta tecnologia, ma le motivazioni affondano nel passato delle due nazioni.

Attraverso la sospensione di un regime preferenziale, qualche giorno fa il Giappone ha deciso di rallentare le esportazioni verso la Corea del Sud di tre materiali fondamentali per la realizzazione degli schermi degli smartphone, dei semiconduttori e dei chip. Il Giappone è quasi l’unico produttore al mondo di questi materiali, e quindi rappresenta un fornitore imprescindibile per Seul. Le aziende sudcoreane che saranno maggiormente colpite dalle restrizioni sono Samsung, LG e SK Hynix, veri e propri giganti del settore dell’elettronica.

Messa alle strette, la Corea del Sud ha chiesto aiuto agli Stati Uniti, loro alleati, affinché intervengano per normalizzare la situazione, che – secondo Seul – finirà per destabilizzare la filiera produttiva globale e danneggiare anche le imprese americane. Difficile però che Washington decida di intromettersi nella disputa.

Dietro la mossa di Tokyo, come spiegava già la settimana scorsa la giornalista del Foglio Giulia Pompili sulla sua newsletter Katane, ci sono vecchi e mai sopiti dissidi diplomatici. A fine giugno una corte sudcoreana aveva condannato l’azienda giapponese Mitsubishi a risarcire le famiglie dei sudcoreani costretti a lavorare nelle industrie di Hiroshima negli anni Quaranta, quando la Corea si trovava sotto il dominio coloniale giapponese. Per Tokyo è una questione chiusa dal 1965, con la ripresa dei rapporti bilaterali; per Seul, evidentemente, no.

Accanto alla questione del lavoro forzato, Giappone e Corea del Sud si sono scontrati più volte anche sul tema delle cosiddette “donne di conforto”, cioè le schiave sessuali – soprattutto sudcoreane – sfruttate dall’esercito giapponese. Semplificando, la Corea del Sud insiste nel cercare di ottenere le scuse formali del Giappone, il quale si rifiuta.

@marcodellaguzzo

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