Il ritorno di Battisti

L’arresto di Battisti non deve indurci a facili entusiasmi per la statura politica di Bolsonaro

L'ex terrorista di sinistra Cesare Battisti arriva all'aeroporto di Ciampino, Roma, 14 gennaio 2019. REUTERS/Max Rossi
L'ex terrorista di sinistra Cesare Battisti arriva all'aeroporto di Ciampino, Roma, 14 gennaio 2019. REUTERS/Max Rossi

Battisti, l'ex terrorista dei Pac arrestato a Santa Cruz in Bolivia, è tornato in Italia. Condannato all’ergastolo in contumacia per quattro omicidi compiuti tra il 1978 e il 1979, nel nostro Paese sconterà l’ergastolo.

Finisce così, condita da una fiera mediatica sguaiata, la lunga latitanza di Battisti, con addirittura due Ministri in aeroporto ad attenderlo. In fuga dalla Francia, Battisti si era rifugiato in Brasile nel 2004, dove aveva ricevuto lo status di rifugiato politico.

Oggi, l’ex terrorista torna in Italia, un atto dovuto, non certo un “regalo”, come twittano dal Brasile. L’ultraderechista Bolsonaro, alla ricerca di uno stacco netto dalle politiche dei suoi predecessori in tema di giustizia e di nuove alleanze internazionali, suona la grancassa sulla stampa brasiliana. “Ora marcisca in galera” tuona da noi Salvini.

È giusto che i colpevoli di omicidio scontino le proprie responsabilità personali. E giustamente la stampa internazionale sta ricostruendo le differenze tra le decisioni di Lula e le dottrine Mitterand, da un lato; il decisionismo intransigente di Bolsonaro, dall’altro.

Trovo meno condivisibile il clima di “caccia alle streghe” che sembra diffondersi, quando si inneggia alla galera per tutti i terroristi ai quali è stato concesso asilo in Francia e altrove, introducendo una sorta di reato collettivo, mentre, ricordiamocelo, la responsabilità penale è - e non potrebbe essere diversamente - personale.

E ricordiamo anche che esiste una giustizia pubblica anche per non consentire vendette private.

Siamo in Europa, non nel Far-West...

@GiuScognamiglio

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