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L'India scatena l'ira del Pakistan

Nuova Delhi cancella lo status speciale del Kashmir, unico Stato indiano a maggioranza musulmana.

Una protesta contro abolizione dello status speciale del Kashmir, agosto 2019. Reuters. Foto di Rupak De Chowdhury
Una protesta contro abolizione dello status speciale del Kashmir, agosto 2019. Reuters. Foto di Rupak De Chowdhury

Dopo mesi di forti tensioni tra India e Pakistan, con un 2018 tra i più insanguinati della storia recente del conflitto nello Stato del nord del Paese, Nuova Delhi cancella lo status speciale al Kashmir e il Jammu, con una proposta che depenna l’articolo 370 della Costituzione. Saltano così una serie di garanzie e prerogative per l’unico Stato a maggioranza musulmana del Paese, che così potrebbe dover rinunciare anche alla sua identità specifica.

Il partito Bharatiya Janata Party del Primo Ministro Narendra Modi ha recentemente vinto le elezioni, un bis che rafforza le sue posizioni nazionaliste e lo scontro diretto col Pakistan. Nei mesi scorsi diversi esponenti della comunità politica musulmana del Kashmir sono stati arrestati e recentemente il Governo indiano ha inviato altri 50.000 militari per rinforzare l’esercito dei 600.000 già presenti. Col senno di poi, azioni propedeutiche per la decisione di cancellare lo status speciale dello Stato del nord.

Amith Shah, Ministro degli Interni dell’India, durante un’audizione parlamentare ha letto la decisione presa dal Primo Ministro, che colpisce non solo il Kashmir e il Jammu, ma cambia anche lo status della regione del Ladakh. Con tale mossa, lo Stato federato del Kashmir e il Jammu diventa a pieno titolo territorio dell’Unione, privato così dei benefici legislativi che, in particolare, impedivano ai cittadini di etnia indù di acquistare territori nell’area e garantiva ai residenti l’accesso alle cariche dello Stato. In questo modo, ci potrà essere un aumento di cittadini di religione induista, in un momento storico nel quale il nazionalismo si fa sempre più duro e mirato contro la minoranza musulmana, che in Kashmir è maggioranza. Il Ladakh sarà separato dal Kashmir e il Jammu, con la popolazione a maggioranza buddhista che si rallegra della scelta.

Dalla Cina arriva un messaggio all’India. Da Pechino, che con Nuova Delhi ha una disputa sulla regione dell’Aksai Chin, al confine con il Ladakh, trapela un certo fastidio per la decisione “unilaterale e inaccettabile” voluta dal Governo di Narendra Modi. Sul fronte pakistano, il Capo dell’Esercito, il Generale Qamar Javed Bajwa, ha affermato che i militari faranno di tutto per per supportare il popolo del Kashmir, “pronti ad ottemperare ai loro obblighi”. Un messaggio che lascia presagire un futuro confronto con l’India, tra due Nazioni in possesso dell’arma atomica.

 

@melonimatteo

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