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Iran, attacco agli Usa: 80 morti

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La Repubblica Islamica risponde all’omicidio di Suleimani ma nessun militare Usa coinvolto. Di chi la colpa degli 80 morti? Trump: nuove sanzioni contro Teheran

Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump rilascia una dichiarazione sull'Iran affiancato dal segretario alla Difesa americano Mark Esper, dal vicepresidente Mike Pence e dai leader militari nel Grand Foyer alla Casa Bianca a Washington, Stati Uniti, 8 gennaio 2020. REUTERS/Kevin Lamarque
Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump rilascia una dichiarazione sull'Iran affiancato dal segretario alla Difesa americano Mark Esper, dal vicepresidente Mike Pence e dai leader militari nel Grand Foyer alla Casa Bianca a Washington, Stati Uniti, 8 gennaio 2020. REUTERS/Kevin Lamarque

L’attesa risposta della Repubblica Islamica dell’Iran al raid statunitense che ha ucciso Qassem Suleimani ha pesantemente danneggiato due basi che ospitano i militari statunitensi. Giallo sul numero di morti: per Teheran, sarebbero rimaste uccise 80 persone, mentre l’esercito iracheno smentisce il coinvolgimento delle sue forze. Decine di missili iraniani hanno raggiunto la base di Ain al-Assad, colpendo almeno 5 strutture: a dicembre 2018 il Presidente Donald Trump fece una visita a sorpresa ai soldati a stelle e strisce ospitati nella postazione irachena, il primo viaggio in una zona da combattimento dall’entrata alla Casa Bianca nel 2016.

Nessun militare dell’esercito degli Stati Uniti è stato coinvolto nell’attacco: il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, infatti, ha avvertito il Governo dell’Iraq dell’imminente rappresaglia. Baghdad, a sua volta, ha riferito la notizia alle forze statunitensi nelle basi oggetto del bersaglio. Fonti anonime appartenenti ai due schieramenti — quello degli Stati Uniti e quello dell’Iran — hanno inoltre confermato all'agenzia Reuters che la risposta di Teheran era finalizzata alla limitazione dei danni collaterali: i missili lanciati hanno deliberatamente mancato i punti in cui erano presenti i militari statunitensi.

Nella serata di ieri, Trump ha parlato alla stampa, spiegando che l’Iran “sembra si sia fermato nell’attacco e questa è una cosa buona per tutte le parti coinvolte e una cosa molto buona per il mondo. Gli Stati Uniti” — ha aggiunto il Presidente repubblicano — “sono pronti alla pace con tutti coloro che la desiderano”. Trump si è rivolto ai suoi alleati europei, chiedendo di superare la politica di massima pressione sull’Iran, e alla Nato, chiedendo un maggiore coinvolgimento del Patto Nord Atlantico nel processo di pace in Medio Oriente. Il capo della Casa Bianca ha anche annunciato che gli Stati Unite imporranno nuove, ulteriori, sanzioni economiche all’Iran.

Le parole del commander-in-chief sono sembrate rivolte al superamento della crisi, iniziata il 28 dicembre con la morte di un contractor civile statunitense, in seguito all’attacco alla base di Kirkuk che ospita il quartier generale di Inherent Resolve, l’operazione anti-Daesh. Gli Stati Uniti risposero colpendo prima le milizie di Kataib Hizbollah in Iraq e Siria, e poi uccidendo il Generale Suleimani.

Per Javad Zarif, Ministro degli Esteri dell’Iran, il suo Paese ha risposto “in maniera proporzionata e per auto-difesa, ottemperando all’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite”. Zarif, tra gli architetti dell’accordo JCPoA, ha aggiunto che l’Iran “non vuole entrare in guerra” ma che si difenderà contro eventuali future aggressioni. Intanto, è stato negato al Ministro degli Esteri iraniano il visto di ingresso per entrare in Usa, dove avrebbe dovuto presenziare alla riunione odierna del Consiglio di Sicurezza dell’Onu a New York.

@melonimatteo

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