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Israele, Netanyahu getta la spugna

Il Primo Ministro comunica l’esito delle consultazioni al Presidente Rivlin. Incarico a Gantz

Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu partecipa alla cerimonia del giuramento della 22a Knesset, il Parlamento israeliano, a Gerusalemme, 3 ottobre 2019. REUTERS/Ronen Zvulun
Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu partecipa alla cerimonia del giuramento della 22a Knesset, il Parlamento israeliano, a Gerusalemme, 3 ottobre 2019. REUTERS/Ronen Zvulun

Per la seconda volta nel giro di pochi mesi Reuven Rivlin, Presidente dello Stato d’Israele, si ritrova davanti al fatto compiuto: l’impossibilità per Benjamin Netanyahu di formare un nuovo Governo. Il rischio di una terza elezione in meno di un anno è altissimo, ma prima Benny Gantz, leader centrista del partito Kahol Lavan, cercherà di dare risposte a un elettorato estremamente diviso e frammentato.

Il Presidente Rivlin, infatti, ha annunciato che darà mandato a Gantz, ex Generale a capo dell’Idf — Israel Defence Forces — per la formazione del prossimo esecutivo. Riuscirà nell’impresa? Gantz punta a una formazione di Governo di unità nazionale, di stampo liberale. Con un grosso vantaggio dalla sua: i partiti arabi. L’ideatore di Kahol Lavan potrebbe essere la figura chiave per marginalizzare definitivamente Netanyahu, padrone indiscusso della scena politica israeliana fino a oggi, che si ritrova accusato di frode e corruzione.

Nel corso delle consultazioni tenute da Rivlin all’indomani dell’ultima tornata elettorale, i partiti arabi (che, grazie alla lista unitaria, hanno eletto 13 deputati alla Knesset) hanno dichiarato il loro appoggio per Gantz. Non saranno sufficienti i loro voti: l’ex Generale dovrà trovare l’appoggio di altre formazioni, il Partito Laburista-Gesher e Unione Democratica su tutti. Dubbi su Yisrael Beiteinu di Avigdor Lieberman, che potrebbe tirarsi indietro per la presenza della Joint List araba.

“È l’ora di Kahol Lavan!”, ha scritto Gantz su Twitter. Potrebbe avere ragione laddove la sua idea di Israele dovesse piacere ai partiti, soprattutto dopo che le sue previsioni - prima delle elezioni di aprile - si sono avverate: “Le difficoltà tra la destra e la sinistra” — disse Gantz dopo la sua discesa in campo — “rischiano di spaccare il Paese, così come le tensioni tra gli ebrei e gli arabi.”

La mossa della Joint List araba è una novità quasi assoluta per la politica israeliana: era dai tempi di Yitzhak Rabin, nel 1992, che questo non avveniva. Per quanto l’endorsement arabo a Gantz sia principalmente in chiave anti-Netanyahu, interessanti prospettive potrebbero aprirsi per il Governo d’Israele e per il cambio di approccio verso le numerose questioni che affliggono il Paese e l’intera area mediorientale.

@melonimatteo

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