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Kamala è meglio di Hillary

L’America è pronta per un Presidente donna, a patto di scegliere finalmente la candidata ideale

Il candidato presidenziale democratico Kamala Harris parla sul palco durante l'annuale Pride Parade a San Francisco, California, Stati Uniti, 30 giugno 2019. REUTERS/Stephen Lam
Il candidato presidenziale democratico Kamala Harris parla sul palco durante l'annuale Pride Parade a San Francisco, California, Stati Uniti, 30 giugno 2019. REUTERS/Stephen Lam

Dopo la débâcle delle elezioni del 2016, si sono riaperti i giochi in casa dei Democratici americani. Il partito dell’Asinello è alla disperata ricerca di un nuovo leader, che possa far dimenticare Hillary Clinton - la candidata sbagliata per definizione - e la sua pesantissima sconfitta.

Un numero straordinario di persone si è presentato al primo dibattito Dem in TV a Miami la scorsa settimana, anche se erano ammessi al confronto solo i candidati meglio piazzati nei sondaggi; è stato necessario organizzare un doppio turno.

A brillare, un po’ a sorpresa, è stata la stella di Kamala Harris.

La senatrice californiana, parte indiana tamil e in parte afro-americana, diventata celebre grazie alle sue battaglie nella commissione Giustizia del Senato, ha messo al tappeto il favoritissimo Joe Biden.

Harris ha “condotto” il dibattito senza nemmeno attendere le domande. “Voglio parlare di razza” ha iniziato, attaccando il vecchio Biden, che è apparso titubante in diversi momenti, rinfacciandogli di aver negoziato delle alleanze di voto con senatori segregazionisti. Dopo un'ora di dibattito, le ricerche su Harris hanno registrato un'impennata del 500%, stando a Google Trends. Tutti i candidati Dem, nel corso delle serate, hanno attaccato il Presidente Trump. Kamala Harris lo ha accusato di tradire con le sue politiche sull’immigrazione "i valori dell'America”.

Donald Trump, da Osaka, ha twittato: “Il Partito democratico vuole cambiare il suo nome in socialista”.

Vincendo il primo round, Harris ha preso molti punti, ma siamo ancora lontanissimi dalla nomination. Le primarie inizieranno dall'Iowa (un piccolo stato agricolo che designa soltanto l'1% di tutti i delegati) e non in California…

La grinta della candidata afro-americana però ha impressionato, anche se ogni commento è certamente prematuro: nello stesso periodo, alle ultime primarie repubblicane, il candidato Donald Trump era all’1% nei sondaggi.

È però certo che la senatrice rappresenta meglio della moglie di un ex Presidente il candidato che anche le donne americane vorrebbero vedere alla Casa Bianca. Continuiamo a seguirne le mosse.

@GiuScognamiglio

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