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Libia, bombe sui migranti

Serraj e Haftar si accusano a vicenda. L’offensiva del generale è in stallo; Serraj è momentaneamente in vantaggio, e si è riunito con Salvini

Una donna raccoglie le sue cose dalle macerie in un centro di detenzione per i migranti africani colpiti da un raid aereo, nel sobborgo di Tajoura di Tripoli, Libia, 3 luglio 2019. REUTERS/Ismail Zitouny
Una donna raccoglie le sue cose dalle macerie in un centro di detenzione per i migranti africani colpiti da un raid aereo, nel sobborgo di Tajoura di Tripoli, Libia, 3 luglio 2019. REUTERS/Ismail Zitouny

Nella notte di martedì un centro di detenzione per migranti nei pressi di Tripoli, in Libia, è stato colpito da un attacco aereo: secondo le ricostruzioni delle Nazioni Unite, sono morte almeno 44 persone e altre 130 sono rimaste ferite.

Il Primo Ministro libico Fayez al-Serraj, a capo del Governo di Tripoli (riconosciuto dall’Onu), ha incolpato del bombardamento il suo rivale, il generale Khalifa Haftar, che controlla la Libia dell’est e del sud e che dallo scorso aprile sta cercando di conquistare Tripoli. Le milizie di Haftar – il presunto Esercito nazionale libico – hanno accusato a loro volta il Governo di Tripoli. Almeno per il momento, è impossibile accertare le responsabilità dell’accaduto.

L’offensiva su Tripoli di Haftar – sostenuta, tra gli altri, dagli Emirati Arabi Uniti – avrebbe dovuto, nelle sue intenzioni, concludersi rapidamente con una vittoria. E invece non è stato così. Dopo tre mesi di combattimenti le milizie del generale sono anzi state rispedite al punto di partenza: la settimana scorsa il Governo Serraj – appoggiato dalla Turchia – è riuscito a riconquistare Gharian, la città dal grande valore strategico da dove era partito l’attacco di Haftar.

Nel tentativo di capitalizzare il vantaggio ottenuto, pochi giorni fa Serraj è stato a Milano per incontrare il Ministro dell’Interno Matteo Salvini e chiedere un maggiore appoggio da parte dell’Italia. Nella complessa crisi libica, Roma è schierata con Serraj: negli ultimi mesi è parso tuttavia che il Governo Conte avesse compiuto qualche apertura verso Haftar, convintosi probabilmente che sarebbe stato il generale a vincere la guerra civile.

Le difficoltà incontrate da Haftar sul campo e la ricacciata oltre Gharian delle sue milizie dimostrano però che le sorti del conflitto non sono affatto scontate. Per l’Italia la stabilità della Libia è fondamentale, sia per motivi economici che per una migliore gestione dei flussi migratori.

@marcodellaguzzo

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