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Manuel Valls, il politico d’Europa

L’avveniristica storia politica di un Primo Ministro francese che si candida anche in Spagna. Una favola europea

Il nuovo sindaco di Barcellona, ​​Ada Colau, cammina accanto a Jaume Collboni, Ernest Maragall e Manuel Valls dopo la sua cerimonia giurata, nella piazza Sant Jaume a Barcellona, Spagna, 15 giugno 2019. REUTERS/Albert Gea
Il nuovo sindaco di Barcellona, ​​Ada Colau, cammina accanto a Jaume Collboni, Ernest Maragall e Manuel Valls dopo la sua cerimonia giurata, nella piazza Sant Jaume a Barcellona, Spagna, 15 giugno 2019. REUTERS/Albert Gea

“Un dirigente politico di un Paese che è candidato in una città di un altro Paese incarna l’Europa più ancora del mercato unico, della moneta unica e dei rapporti commerciali”. Così si era espresso Manuel Valls all’indomani della sua candidatura a sindaco di Barcellona. Un ex Primo Ministro francese in un’elezione chiave spagnola: una prima assoluta nella politica europea.

Oggi, è ancora a lui a sparigliare le carte, fornendo ad Ada Colau quel sostegno che le consentirà di riprendersi le chiavi della città. Per la sindaca in carica, le elezioni per il comune di Barcellona non erano andate benissimo: secondo posto (per un pugno di voti) dietro dall’indipendentista Ernest Maragall. Grazie a Valls (contrario all’idea di Barcellona in mano agli indipendentisti) e all’appoggio dei socialisti, Ada Colau resterà al comando della città per altri quattro anni.

Se Barcellona resta in mano alla sinistra, a Madrid torna al potere la destra.

Il nuovo sindaco è il popolare José Luis Martínez-Almeida, che governerà grazie al sostegno di Ciudadanos (che ottiene il vicesindaco) e dell’ultra-destra di Vox. Stesso accordo anche a Saragozza e Malaga.

Un’alleanza, questa con l’ultra destra, che non piace né a Manuel Valls né a Emmanuel Macron, che ha apertamente criticato i suoi alleati (nello stesso gruppo europeo di “Renew Europe”, ex Alde) di Ciudadanos.

Sullo sfondo delle elezioni amministrative e dei diversi accordi locali, rimane la questione nazionale: nessuno mette in discussione che Pedro Sánchez sarà Presidente, ma ancora non è chiaro come. I socialisti hanno vinto le elezioni, ma hanno ottenuto 123 seggi sui 350 complessivi: per arrivare alla maggioranza, diventa quindi indispensabile trovare un accordo con gli altri partiti e queste elezioni amministrative non sembrano aver offerto soluzioni.

Le realtà locali consentono spesso alleanze iperboliche (anche l’Italia presenta un quadro strabico tra Regioni e Governo nazionale), ma la politica nazionale deve mantenere una sua coerenza ideologica e di governance. Soluzioni troppo ardite (come insegna l’alleanza giallo-verde in Italia) difficilmente reggono la prova del lungo periodo.

@GiuScognamiglio

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