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Carovana di migranti, nuove tensioni tra Usa e Guatemala

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Una nuova carovana di migranti è in marcia verso gli Stati Uniti. Trump ha delegato la gestione dei flussi a Messico e Guatemala, che vuole però rivedere l’accordo

Dall'Honduras parte una carovana di migranti diretti verso gli Stati Uniti, che camminano lungo una strada dopo aver rotto un blocco fatto dagli agenti di polizia del Guatemala al confine tra Honduras e Guatemala, a Esquipulas, Guatemala, 16 gennaio 2020. REUTERS/Fabricio Alonso
Dall'Honduras parte una carovana di migranti diretti verso gli Stati Uniti, che camminano lungo una strada dopo aver rotto un blocco fatto dagli agenti di polizia del Guatemala al confine tra Honduras e Guatemala, a Esquipulas, Guatemala, 16 gennaio 2020. REUTERS/Fabricio Alonso

Una carovana composta da centinaia di migranti – una modalità di viaggio affermatasi da un paio d’anni – è partita dall’Honduras in direzione degli Stati Uniti. Il nuovo Presidente del Guatemala, il conservatore Alejandro Giammattei, in carica dal 14 gennaio scorso, ha assicurato che il Messico ne bloccherà il cammino. “Il Governo messicano ci ha detto che farà tutto quanto in suo potere per impedirle di passare”, ha dichiarato.

I due Paesi – Guatemala e Messico – sono direttamente coinvolti nella vicenda per due motivi. Il primo è che sono entrambi dei territori di passaggio obbligati per i migranti centroamericani che cercano di raggiungere la frontiera statunitense: El Salvador e Honduras confinano con il Guatemala, che a sua volta confina con il Messico. Il secondo motivo è di tipo politico: il Messico e il Guatemala rientrano nel piano regionale messo a punto dall’amministrazione di Donald Trump per contenere i flussi migratori provenienti dall’America Centrale.

Nell’anno fiscale 2019 gli Stati Uniti hanno arrestato quasi un milione di migranti irregolari che tentavano di superare il confine, per la maggior parte provenienti da Guatemala e Honduras. A questo numero vanno sommate le numerose richieste di asilo, anche arretrate, che affollano i tribunali statunitensi.

Per ridurre il carico sul sistema dell’immigrazione americano, l’amministrazione Trump ha “appaltato” la gestione dei flussi e dei richiedenti asilo – che non possono essere deportati prima che la loro domanda di protezione sia stata esaminata – al Messico e al Guatemala attraverso una serie di accordi, facendo leva sulla dipendenza economica di questi Paesi dal mercato statunitense e minacciando sanzioni.

Uno di questi accordi permette a Washington di inviare in Messico i richiedenti asilo non messicani fino a che un tribunale americano non si pronuncerà sulla loro domanda di protezione: se sarà accolta, potranno entrare negli Stati Uniti, altrimenti saranno deportati nei loro Paesi d’origine.

Nei mesi scorsi l’amministrazione Trump ha inoltre raggiunto degli accordi di “Paese terzo sicuro” con il Guatemala, l’Honduras ed El Salvador che obbligano i migranti di passaggio a chiedere l’asilo lì e non negli Stati Uniti, di solito la vera meta del loro viaggio. Dei tre accordi, solo quello con il Guatemala è entrato in vigore.

Il nuovo Presidente guatemalteco Giammattei si oppone però all’accordo stipulato dal suo predecessore e ha dichiarato che una delle sue priorità sarà rinegoziarne i termini con gli Stati Uniti. A opporsi sono anche gli attivisti per i diritti umani, che non considerano il Guatemala (e il Messico) dei Paesi sicuri per via degli alti livelli di violenza.

@marcodellaguzzo

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