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L’addio di Zarif

Le improvvise dimissioni del Ministro degli Esteri iraniano scuotono il Governo Rouhani e disorientano l'Europa

Il Ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif durante una conferenza stampa a Istanbul, Turchia, 30 ottobre 2018. REUTERS/Murad Sezer
Il Ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif durante una conferenza stampa a Istanbul, Turchia, 30 ottobre 2018. REUTERS/Murad Sezer

Mohammad Javad Zarif getta la spugna. Arrivano inaspettate le dimissioni del responsabile degli Esteri dell’Iran, in un crescendo di tensioni con la comunità internazionale e, soprattutto, in un momento che rende l’idea del clima politico che si respira a Teheran. Zarif dà le dimissioni nel giorno in cui in Iran si celebra la giornata della mamma, Hazrat Fatemeh: una ricorrenza che si trasforma in dolceamara, che l’ex capo della diplomazia iraniana ha voluto raccontare sul suo account Instagram. “Ringrazio il popolo iraniano per il supporto mostrato in questi anni" — si legge nel post — "e mi scuso per gli errori che ho commesso”. Ma la situazione sembra essere in alto mare, con il Presidente della Repubblica Islamica Hassan Rouhani che ha fatto sapere tramite il suo capo dello staff, Mahmoud Vaezi, che “le notizie che girano sull’accettazione delle dimissioni di Zarif sono del tutto false”. Secondo Vaezi, per Rouhani l’Iran ha “una politica estera e un ministro degli esteri”, un apparente appoggio per il capo della diplomazia di Teheran. Alle parole del capo dello staff di Rouhani si accoda Bahram Qasemi, portavoce del Ministero degli Esteri, che ribadisce la posizione di Rouhani. Il momento è estremamente difficile per il Paese che, celebrati recentemente i 40 anni della Rivoluzione, è stretto nella morsa delle sanzioni degli Stati Uniti, reimposte all’indomani dell’addio di Washington dal trattato sul nucleare, il JCPoA.

La scelta di Zarif arriverebbe in seguito allo storica visita del Presidente siriano Bashar al-Assad in Iran. Secondo l’agenzia stampa IRNA, infatti, il Ministro degli Esteri non è stato invitato al meeting con Assad, che ha discusso sia con Ali Khamenei, Guida Suprema del Paese, che con Rouhani. Intanto, almeno 160 membri del parlamento iraniano, il Majlis, hanno firmato una lettera nella quale chiedono a Zarif di ritirare le dimissioni. La richiesta arriva per mano di Ali Najafi Khoshroudi, portavoce del Comitato Parlamentare per la Sicurezza Nazionale e la Politica Estera. Il Presidente Hassan Rouhani ha affermato nel corso dell’assemblea generale della Banca Centrale dell’Iran che “Zarif è in prima linea nella battaglia contro gli Stati Uniti”, senza menzionare le sue dimissioni. L’addio di Zarif porterebbe ad una vera e propria cascata di dimissioni, con il Ministro degli Esteri che avrebbe chiesto ai funzionari di restare al loro posto. Il parlamentare Jalil Rahimi Jahanabadi ha detto che le dimissioni di Zarif sono più dolorose della caduta del governo di Mossadeq, aggiungendo che “la storia non ci perdonerà se lasceremo andar via Zarif”. Anche il gruppo parlamentare conservatore Velayee faction ha rilasciato una dichiarazione sul caso, chiedendo che Zarif resti al suo posto.

Pesantissime le dichiarazioni su Twitter del Segretario di Stato Mike Pompeo: “Zarif e Rouhani sono solo i volti di una mafia religiosa corrotta. Sappiamo che le decisioni finali le prende Khamenei”. Getta benzina sul fuoco il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu: “Questa è una liberazione. Finché ci sarò io, l’Iran non avrà le armi nucleari”. Il Ministro degli Esteri giapponese Taro Kono, invece, ha chiesto a Zarif di restare al suo posto. Per Kono, Zarif «è una persona moderata e che ha giocato un ruolo cruciale» per il raggiungimento dell’accordo sul nucleare.

@melonimatteo

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