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Corte Penale: genocidio contro i Rohingya?

Finora il Myanmar non ha mai collaborato alle indagini sulle violenze contro la minoranza. Il Gambia ha accusato il Governo birmano di genocidio

Un bambino rifugiato Rohingya guarda la telecamera mentre è seduto su una culla al campo di Balikhali a Cox's Bazar, Bangladesh, 14 novembre 2018. REUTERS/Mohammad Ponir Hossain
Un bambino rifugiato Rohingya guarda la telecamera mentre è seduto su una culla al campo di Balikhali a Cox's Bazar, Bangladesh, 14 novembre 2018. REUTERS/Mohammad Ponir Hossain

La Corte Penale Internazionale ha approvato l’apertura di un’indagine sui presunti crimini contro l’umanità commessi dal Myanmar contro i Rohingya, la minoranza etnica di religione musulmana nei confronti della quale – come sostenuto l’anno scorso dalle Nazioni Unite – sarebbero state commesse gravi violazioni del diritto internazionale. Il Myanmar (ex Birmania) è un Paese a maggioranza buddista.

La decisione della Corte arriva a pochi giorni di distanza dalla causa aperta davanti al Tribunale Internazionale dell’Aia (l’organo giudiziario dell’Onu) dal Gambia, che ha accusato il Governo birmano di genocidio: la quasi totalità della popolazione gambiana è di fede islamica. Ma già lo scorso luglio gli Stati Uniti avevano imposto delle sanzioni contro i vertici dell’esercito birmano per le violenze praticate sui Rohingya.

La crisi dei Rohingya è scoppiata nell’agosto del 2017 nella regione di Rakhine, vicina al Bangladesh, a seguito di alcuni attacchi compiuti dall’Arsa (un gruppo di ribelli di etnia Rohingya) contro i corpi di sicurezza birmani. L’esercito del Myanmar aveva reagito con una rappresaglia durissima nei confronti dell’intera minoranza Rohingya: esecuzioni sommarie su larga scala, violenze sessuali, villaggi incendiati.

Oltre 730mila civili di etnia Rohingya avevano abbandonato il Myanmar per cercare rifugio nel vicino Bangladesh. A novembre dell’anno scorso si era molto parlato dei rimpatri forzati dal Bangladesh, ma la maggior parte dei profughi si opponeva al ritorno in patria, temendo per la propria sicurezza.

Al momento il Myanmar non ha processato nessuna delle persone coinvolte nei crimini contro i Rohingya, nonostante l’Onu abbia sollevato la necessità di aprire delle indagini nei confronti degli alti quadri dell’esercito.

@marcodellaguzzo

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